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Star Trek: Picard 1×03 – The End Is The BeginningTEMPO DI LETTURA 4 min

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“Engage!”

 

Bisogna aspettare fino alla fine del terzo episodio di Star Trek: Picard perché l’ex-ammiraglio prenda finalmente il volo insieme alla sua nuova ciurma, ma la sensazione è che da questo punto in poi anche la trama decollerà. O almeno è una speranza, perché siamo arrivati a un terzo della prima stagione e la narrazione ha a malapena mosso qualche passo. Non che questa lentezza sia un male assoluto, per carità. Star Trek: Picard è semplicemente al passo coi tempi e con il nuovo linguaggio televisivo, che predilige solide trame orizzontali e tempi diegetici compassati.
Anzi, si potrebbe dire, almeno a giudicare da quanto visto in queste prime tre ore di visioni, che questa nuova serie è ancora più moderna di Discovery, che pure ha sempre avuto una trama orizzontale ma ibridata con la formula della missione settimanale, dell’episodio autoconclusivo più o meno profondamente collegato alla macro-narrazione stagionale.
Anche “The End Is the Beginning” si apre, come il precedente “Maps and Legends”, con un flashback che chiarisce un importante punto della vita di Jean-Luc Picard: le sue dimissioni dalla Flotta Stellare, come protesta per la gestione dell’evacuazione di Romulus, e il conseguente licenziamento di Raffi Musiker, che spiega il risentimento della donna nei confronti dell’ex-ammiraglio.
Ancora una volta, le forze della Federazione fanno una pessima figura, confermandosi un ginepraio di politicanti e di ingrati che non esitano a dare il benservito a un eroe pluridecorato e a far predominare il calcolo politico sugli ideali.
Nulla di nuovo, l’abbiamo già scritto nelle scorse recensioni, ma l’insistenza su questo dato rende Star Trek: Picard più distopica che utopica, più vicina a un The Expanse che al futuro illuminato che Roddenberry immaginò sul finire degli anni ’60. Del resto, i tempi sono cambiati: la serie classica era figlia della distensione tra le due superpotenze della guerra fredda, The Next Generation nasceva nel clima di profondo rinnovamento che avrebbe visto il crollo dell’URSS, Picard vede la luce nell’epoca dei disastri ambientali, dei fondamentalismi e delle minacce di conflitto nucleare.
Gli autori non hanno certo messo da parte l’afflato trekkiano alla comprensione, all’inclusione, all’accettazione del diverso; hanno solo deciso di dimostrare come, nella realtà, le buone intenzioni non sempre hanno la meglio e che persino alla vigilia del XXV secolo saremo ancora mossi dalle stesse ambizioni, dagli stessi odi, dagli stessi interessi che ci muovono adesso.
La trama procede lentamente, si diceva, ma i piccoli passi che fa sono comunque significativi, anche se sarà necessario attendere ancora qualche episodio (o forse la fine dell’intera stagione) per avere un quadro d’insieme chiaro.
Ad esempio, la storyline ambientata nel cubo Borg continua a lesinare le risposte ai tanti quesiti che affollano inevitabilmente la testa dello spettatore, e nel contempo mette ulteriore carne al fuoco lasciando pregustare un succulento banchetto: il ritorno di Hugh, vecchia conoscenza degli appassionati di The Next Generation; la rivelazione sulla presunta identità di Soji con il Distruttore, figura temuta dai Romulani dello Zhat Vash; le tensioni tra i fratelli Narek e Narissa, che a quanto pare non concordano proprio in toto sulla gestione della loro missione.
E’ un caleidoscopio di misteri che stuzzica e intriga, dietro cui si intravede una grande trama che potrebbe unificare il destino dei Romulani, l’incidente di Marte, l’operato dello Zhat Vash, la ricerca di Picard e i Borg. Insomma, una grossa fetta della mitologia trekkiana, che farebbe di Star Trek: Picard qualcosa di più di una banale operazione nostalgica, ma piuttosto il punto d’arrivo di una saga pluridecennale.
Piuttosto convincenti risultano anche le new entries chiamate a formare il nuovo equipaggio di Jean-Luc. La necessità di rendere il gruppo pronto alla partenza entro la fine della terza puntata ne ha limitato lo scavo psicologico e caratteriale, confinando anzi la loro presentazione a poche sequenze votate più a colpire lo spettatore che a dare tridimensionalità al personaggio.
Ma le prime impressioni sono buone e anche l’apparente ricorso ai soliti stereotipi del genere si rivela un punto di forza, perché prepara il terreno per dinamiche interpersonali interessanti: abbiamo l’ex-pilota fascinoso dai modi burberi ma dal cuore nobile, l’ex-ufficiale donna forte e indipendente ma anche fedele e onorevole, la nerd pura e ingenua che nel momento del bisogno sa tirare fuori il coraggio e che sa dare vita a qualche siparietto comico per stemperare la tensione drammatica.
Su tutti, ovviamente, giganteggia il nostro Picard, senza dimenticare il fatto che è confermato il ritorno di vecchie conoscenze come William Riker, Dreanna Troi e Sette di Nove: non sappiamo ancora che ruolo avranno, se saranno personaggi ricorrenti o mere guest stars, ma di certo non ci lamenteremmo se anche loro entrassero a far parte in pianta stabile della ciurma della Sirena.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La nuova ciurma di Jean-Luc Picard è convincente…
  • Tanta carne al fuoco sul cubo Borg
  • “Engage!”
  • … ma manca ancora una solida caratterizzazione
  • Siamo a un terzo circa della stagione e si è mosso ancora molto poco

 

Star Trek: Picard richiede ancora una volta ai propri spettatori uno sforzo di pazienza non indifferente, anche se il decollo della Sirena e il ritorno di Picard nello spazio daranno sicuramente un’accelerata non da poco alla trama.

 

Maps And Legends 1×02 ND milioni – ND rating
The End Is The Beginning 1×03 ND milioni – ND rating

 

Marco Daniele

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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