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The Mandalorian 2×07 – Chapter 15: The BelieverTEMPO DI LETTURA 4 min

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C’è una prima volta per tutto e “Chapter 15: The Believer” è la prima (e si spera ultima) puntata in cui The Child/Grogu non compare, per giusta causa. Ad un episodio dalla fine della seconda stagione e con un ostaggio di tutto rispetto da salvare, The Mandalorian cambia le carte (e gli elmi) in tavola e si ricopre di una patina di tristezza che nasconde però la voglia di rivalsa nei confronti di Moff Gideon.
La prima volta senza Grogu si diceva, ma è anche la prima volta che la breve sigla cambia soundtrack in favore di una più “oscura”, sostituendo quel rilassato motivetto che sanciva l’inizio ufficiale della puntata dopo il breve prologo. Un segno piccolo ma notevole, specie per tutti gli appassionati attenti al minimo dettaglio: questa non è una puntata come le altre e non deve nemmeno esserlo. L’obiettivo è solo uno e per “riscattarlo” Din Djarin è disposto a qualsiasi sacrificio. Qualsiasi.

DICHIARAZIONE DI GUERRA E DI AMORE


Mando:Moff Gideon, you have something I want. You may think you have some idea what you are in possession of, but you do not. Soon, he will be back with me. He means more to me than you will ever know.

Bisogna partire dalla fine dell’episodio per sancire ufficialmente quella che è ormai una relazione imprescindibile sia per la serie che per il protagonista stesso. Mando e Grogu hanno creato in poco tempo un legame indissolubile, una relazione facilmente paragonabile a quella padre-figlio che è una novità per entrambi ma probabilmente più per il mandaloriano che non è abituato a provare sentimenti verso nessuno: this isn’t the way.
Eppure sotto quell’elmo si cela un volto che in questo episodio, specialmente, è disposto a scoprirsi, a prendersi rischi e ad andare contro il proprio credo e la propria comfort zone. Per alcuni spettatori più “conservatori” quanto visto potrebbe rappresentare l’ennesimo tradimento della nuova generazione di sceneggiatori allo Star Wars che fu, per gli altri invece è un salto dello squalo che è stato preparato sin dal quel “Chapter 11: The Heiress” che aveva presentato i primi mandaloriani senza elmo. Din Djarin, nato e cresciuto in un ambiente ed in un culto che praticamente non esiste più, pur essendo e rimanendo fedele al suo credo è disposto ad accettare il cambiamento ed il sacrificio, seppur momentaneo, che si materializza prima nel travestimento in uno Stormtrooper e poi in una chiacchierata poco amichevole senza elmo. Una dichiarazione d’amore senza precedenti che si materializza sul finale a Moff Gideon come una dichiarazione di guerra (per amore). E la cosa funziona benissimo.

FRENEMIES


Mayfield:We all need to sleep at night. […] Yeah, that wasn’t part of the plan. I was just gettin’ some stuff off my chest.

Su un fronte meno poetico ma più pratico, il ritorno dell’ennesimo personaggio dimenticato della prima stagione (ma reso decisamente più tridimensionale e apprezzabile in questo episodio) è il segno di una grande coerenza e solidità nella scrittura. Favreau, Filoni e, in questo caso, Rick Famuyiwa sanno benissimo quello che stanno facendo e riescono a trasformare un character abbastanza dimenticabile come Migs Mayfield addirittura in un alleato.
Apparso per la prima volta in “Chapter 6: The Prisoner” senza creare particolari emozioni (vuoi anche per la moltitudine di supporter character della puntata), Mayfield qui si ritaglia uno spazio privilegiato e, va detto, in maniera piuttosto disneyana si redime tradendo quella che fu la sua casa per diverso tempo. L’azione in sé e per sé non è meramente una ripicca ma confluisce perfettamente in quel percorso di redenzione che attraversa spesso i character secondari che Mando incontra sulla sua strada. Famuyiwa non si inventa niente di nuovo nel panorama cinematografico/seriale ma utilizza perfettamente tutte le carte che gli sono state date per creare un climax ascendente che esplode letteralmente insieme alla base dell’Impero. Tutto molto fluido, estremamente curato in una regia dinamica e molto attenta ai dettagli, sostenuto da un ritmo che non accenna a diminuire mai. Ed i 36 minuti dell’episodio ringraziano.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Din Djarin senza maschera: scena molto potente
  • Dichiarazione finale di guerra (e amore)
  • Ritmo sempre in crescendo che giova alla visione
  • Regia e sceneggiatura sempre e comunque molto valide
  • Supporter character abbastanza inutili

 

Un episodio, come già detto, atipico ma che è necessario visto che funge da preludio al season finale che vedrà finalmente Mando e la sua crew nuovamente di fronte a Moff Gideon. Ed è una cosa che si aspetta con ansia sin da “Chapter 8: Redemption“…

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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