R.I.P. (Recenserie In Peace) – Doctor Who: L’Era Di Tom Baker (1974-1981)TEMPO DI LETTURA 11 min

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Premessa Con le sue sette stagioni, Tom Baker è l’attore che per più tempo ha interpretato il Dottore. Per questo motivo, per i vari cambiamenti che avvengono durante la sua permanenza, sarà necessario ripartire il tutto in diversi punti, ognuno che taglia trasversalmente i sette anni.
The Fourth Doctor Il quarto Dottore, inaspettatamente, si pone in diretta continuità con il precedente. Per quanto, nell’immaginario collettivo, la figura di Pertwee fosse abbastanza seriosa e opposta a quella clownesca ed erratic di T. Baker, il passaggio dall’undicesima alla dodicesima stagione è abbastanza flessibile. Stessi companions, stesse vicende terrestri al fianco dell’U.N.I.T. (almeno nel primo serial “Robot”). Ma soprattutto, una grande capacità di tuffarsi in grandi momenti di serietà, gravità e rabbia. Quello di T. Baker è il primo vero dottore che rivela la cosiddetta “fury of a Time Lord”. Capace sì di scherzare e sorridere, ma incapace di perdonare, in certi contesti. Lo sguardo di Eccleston, alcune espressioni di Tennant, il carattere di Smith (e forse anche la voce di Capaldi): con questi tratti comuni, senza eccezioni tra agli attori che si sono manifestati nell’arco nella nuova serie, capiamo che il suo lungo trascorso come The Doctor ha fissato notevolmente un punto di riferimento nel marchio DW. Tutt’oggi, se si deve genericamente rappresentare Doctor Who, si pensa alla famosa e colorata sciarpa e al cappello, più che a qualsiasi altro tratto riconoscibile nella nuova serie (forse solo il fez e il farfallino di Matt Smith hanno una simile potenza di marchio). E questo del look è il vero e proprio atto di discontinuità con i precedenti eleganti abiti che avevano caratterizzato i primi tre Dottori. Ricordo che per sette stagioni, il Dottore gira con una sciarpa che si trascina sul pavimento.
Occorre individuare una grande distinzione nella scrittura degli episodi di Doctor Who. Spesso, infatti, la bravura e la personalità di certi attori hanno giustificato soggetti più deboli. Se torniamo indietro, gli episodi di Pertwee, seppure più lenti, sono sicuramente molto sofisticati e il ruolo del protagonista si presta esclusivamente alla funzione della storia. Con Tom Baker, abbiamo (non sempre, il numero dei serial è decisamente elevato) talvolta episodi abbastanza deboli, dove ad una mancanza di brillantezza nelle soluzioni narrative, compensa l’enorme presenza scenica dell’attore ed i suoi dialoghi. Che poi se ci pensiamo è anche ciò che avviene con il Dottore di David Tennant. Ne sentono tutti la mancanza, ma se si va a vedere, la gran parte degli episodi manca di quella accuratezza che abbiamo con l’enorme arco narrativo che Moffat ha dato a Matt Smith nelle sue tre stagioni. Questo non vuol dire che gli episodi con Tom Baker siano brutti, tutt’altro, semplicemente non avviene quella grossa evoluzione che ci si sarebbe aspettati con il procedere degli anni ’70 (se non forse con l’avvento della diciottesima stagione, ma se ne parlerà più avanti).
Companions Inevitabilmente, con così tante stagioni, anche i companions abbondano. Si parte con la già citata Sarah Jane (e nella dodicesima stagione anche il membro U.N.I.T. Harry Sullivan), la quale con le sue due stagioni e qualcosa (più una terza con Pertwee) si sistema nell’olimpo dei compagni più importanti del Dottore. Soprattutto per il bellissimo rapporto tra i due, ma anche per le capacità interpretative di Elizabeth Sladen (scomparsa purtroppo nel 2011) che riesce per lunghi tratti anche a reggere da sola intere porzioni di episodi. Tant’è che poi il suo addio (“The Hand Of Fear”) diventa un momento molto toccante. Dopo una chiamata da Gallifrey, il Dottore è costretto a lasciarla sulla Terra. Lei già da prima stava insistendo per tornare indietro, ma quando capisce che è esattamente ciò che sta per accadere, la tristezza si dipinge nei suoi occhi. Il Dottore saprà più in là, precisamente nell’episodio “School Reunion” del 2006, che la povera Sarah Jane era stata lasciata nel posto sbagliato.
Dopo lo scontro con The Master su Gallifrey in “The Deadly Assassin”, in cui il Dottore è in solitaria, incontriamo Leela. E’ interessante notare come a partire da questa, durante l’era di TB (fatta eccezione per Tegan), avremo solo companions extra-terrestri. Alla faccia delle varie Rose e co. provenienti tutte dalla stessa epoca, dallo stesso pianeta e dallo stesso paese. Leela è infatti una discendente di una squadra di salvataggio terrestre atterrata su di un pianeta, membro della tribù dei Savateem (da “Survey Team”). Divertenti le sue gag con il Dottore e soprattutto la sua continua voglia di fare uso di armi. Insieme a lei, si aggiungerà ad un certo punto il primo prototipo di K9 (che abbiamo incontrato anche nella nuova serie). Il cane robot (che rimarrà poi con lei su Gallifrey, alla fine di “Invasion Of Time”) rappresenta, oltre che il companion più bizzarro di tutti, anche un vero e proprio “Deus ex machina” in quanto la sua apparente indistruttibilità e i suoi decisivi interventi andranno a risolvere spesso le situazioni più spinose. Dopo averlo lasciato sul pianeta natale, ecco la geniale quanto nonsense idea di tirare fuori un secondo prototipo del robot. Neanche il tempo di farci godere delle avventure tra i due, che arriva Romana, prima compagna da Gallifrey dai tempi di Susan. Romana (abbreviazione per Romanadvoratrelundar) è una “appena” 140enne tirocinante dell’accademia dei Time Lords e si unisce al Dottore come assistente per la ricerca delle Chiavi del Tempo. Il personaggio contiene due incarnazioni, entrambe considerabili come le due figure femminili più affascinanti finora apparse. La prima è interpretata dalla bellissima Mary Tamm (scomparsa nel 2012) per tutto l’arco della sedicesima stagione, la seconda (ennesima rigenerazione non vista, mannaggia a loro) compare all’inizio della diciassettesima, interpretata dalla futura moglie di Tom Baker, Lalla Ward, fascinosissima anche lei. Interessante notare come Romana scelga di proposito la sua nuova forma, fatto che ci da una nuova visione sulle rigenerazioni (Lalla Ward era comparsa nel serial precedente nelle vesti di una principessa che fornirà ispirazione alla “Time Lady”). Nella seconda metà della diciottesima stagione ci vengono infine presentate le future spalle del quinto Dottore. Apparsi in momenti diversi, Adric, Nyssa e Tegan (addirittura questa nell’ultimo serial, “Logopolis”), vanno a comporre per la prima volta dopo tanti anni una compagnia di tre persone al seguito del Time Lord.
Trame orizzontali Una interessante caratteristica dell’epoca di Tom Baker è quella riguardante le trame orizzontali delle stagioni. Sebbene in maniera spesso meccanica e ingenua, viene inserito in maniere diverse il concetto di filo conduttore tra un serial e l’altro. Vediamo quali. Intanto nella dodicesima stagione, la prima con TB, a partire dal serial “Robot” (o addirittura dal precedente “Planet Of The Spiders” con Pertwee) fino a “Terror Of The Zygons” (già tredicesima stagione), i serial presentano una soluzione di continuità: dove finisce uno, inizia l’altro. Torna in pianta stabile, tra i vari episodi, la totale casualità di ambienti, terrestri e non. Si arriva addirittura talvolta a trascendere l’unità spaziale del serial (erano stati rarissimi i casi in precedenza). In alcuni casi, infatti, lo spostamento con il Tardis avviene all’interno del serial stesso, cambiando anche radicalmente ambienti (ad esempio in “The Hand Of Fear”, dove tra l’altro la Sladen è protagonista di un’interpretazione magistrale). Con la sedicesima stagione, e con l’arrivo di Romana, abbiamo il filo conduttore di “The Keys Of Time”, dove il Dottore e la sua compagna devono raccogliere diversi elementi costituenti un importantissimo elemento per il controllo del tempo stesso. Gli episodi in questione sono godibilissimi, la trama orizzontale risulta tuttavia un po’ macchinosa. La continua ricerca di queste parti della chiave, in contesti sempre diversi, altro non fa che presentare un nuovo tipo di serialità che ben poco differisce da quella più tradizionale. Più interessante la tematica della diciottesima stagione. Questa infatti presenta il tema comune dell’entropia in tutti i suoi capitoli, mentre al suo interno contiene dei sottogruppi uniti tra loro da piccole trame orizzontali. Abbiamo infatti la cosiddetta “E-Space Trilogy” (“Full Circle”, “State Of Decay” e “Warriors Gate”) che vede il Dottore, Romana, K9 e il nuovo arrivato Adric, intrappolati in un altro universo. Questa trilogia vede l’ultima apparizione di Romana e di K9. “The Keeper Of Traken” e “Logopolis” rappresentano le prime due parti di una trilogia con The Master come antagonista, che si concluderà con il primo serial della diciannovesima stagione (“Castrovalva”), quindi già con Peter Davison.
Genesis Of The Daleks Una vera e propria perla è presente all’interno della dodicesima stagione. “Genesis Of The Daleks” presenta tantissimi spunti per i fan della nuova serie. Già il titolo dice tutto. Ci viene presentato Davros e abbiamo il piacere di veder nascere e muovere i primi passi ai “cattivi” più famosi di tutto l’universo Whovian. Nell’immaginario di Terry Nation, i Dalek altro non erano che una fortissima caricatura dei nazisti, ma soprattutto la guerra tra Thal e Kaled, gli abitanti del pianeta Skaro, doveva portare due messaggi. Uno dei quali, la totale mancanza di distinzione tra le due fazioni: non esiste bene e non esiste male. In una guerra tutti possono essere portatori di morte e distruzione. Il Dottore stesso si trova tra le mani la possibilità di compiere un genocidio, sterminando gli embrioni dei Dalek. Altra tematica importante è quella degli scienziati come portatori di distruzione ultima. Davros, infatti, nella sua malvagità, altro non è che uno scienziato il cui sogno proibito è l’annullamento totale delle forme di vita (lo si è visto anche nel finale della quarta stagione della nuova serie). Il Dottore fallendo la missione impostagli dai Time Lords (nella sequenza iniziale, in pieno campo di battaglia, scenario ispiratissimo a Bergman), oltre a rafforzare la sua identità pacifista contraria ad ogni forma di distruzione, altro non fa che anticipare degli eventi ben più importanti. Infatti lo sterminio non compiuto su Skaro, lo porterà più in là a scatenare gli eventi che hanno dato il via alla nuova serie. Piccola curiosità: lo sceneggiatore Russell T. Davies ha ipotizzato questo primo tentativo belligerante dei Time Lords nei confronti dei Dalek come una delle avvisaglie della futura Time War.
Anni ’80 Con la diciottesima stagione e con l’avvento di John Nathan-Turner come produttore esecutivo, eccoci di fronte a grandi differenze stilistiche. Tanto per mettere le cose in chiaro, cambia la sigla sia da un punto di vista grafico, sia di arrangiamento (in pieno stile elettronico anni ’80). Il Dottore cambia indumenti (creando scontento in Tom Baker), verso una tonalità più scura, persino nella sciarpa meno variopinta di prima. La colonna sonora incentrata su un maggiore impatto elettronico, inizialmente non mi convinceva più di tanto, ma poi la capacità di non scadere in sonorità stereotipate per quegli anni e creare un’atmosfera più tetra e inquietante, mi ha fatto ricredere (il leitmotive su “Logopolis” che alla fine sfocia nella cellula tematica della sigla è fantastico). Persino le atmosfere tendono più al tetro: si toccano temi come il vampirismo e troviamo molte più morti (su “Logopolis” avvengono due-tre genocidi come se niente fosse). Simbolo di tutto questo, la sequenza di “Full Circle”, quando Romana, davanti a K9 decapitato in un’oscura grotta, si trova ragni che le piovono da ogni lato.
Logopolis Nel serial che ci fa salutare Tom Baker, è possibile assistere ad un importante ruolo attribuito alla rigenerazione. La tematica del “Watcher”, ossia la proiezione della futura incarnazione, tema già anticipato su “Planet Of The Spiders“, sebbene in contesto diverso. Il Dottore, dopo aver parlato con la misteriosa figura, porta avanti la sua missione sapendo già dove sarebbe andato a parare. La differenza con la consapevolezza di “The War Games” e “Planet Of The Spiders” è la gravità che Tom Baker regala alla situazione. Nella lotta con il nuovo Master (un ottimo Anthony Ainley), dopo essere riuscito ad impedire un ricatto di questo a tutto l’universo, il Dottore si ritrova appeso ad una notevole altezza, i suoi companions impotenti spettatori. In quel momento davanti ai suoi occhi scorrono gran parte degli antagonisti affrontati durante la sua incarnazione. Dopo essere precipitato, circondato dai suoi nuovi amici, trova la pace di questa nuova morte, e davanti ai suoi (e nostri) occhi compaiono tutte le facce amiche che lo hanno accompagnato in queste sette stagioni, prima di far partire la rigenerazione. Ecco per la prima volta Doctor Who che celebra sé stesso con una carrellata di volti protagonisti della programmazione di gran parte degli anni ’70. E il Dottore parla di “End”. Fine di un’epoca, fine di un personaggio che come dirà il Dottore di Tennant tanti anni dopo: “Even then, even if I change, it feels like dying. Everything I am dies. Some new man goes sauntering away… and I’m dead”. Così è. Finiti sono gli anni ’70, finito è il periodo di Tom Baker che più di altri lascia una grandissima impronta nello show.

Elenco dei compagni di viaggio: Sarah Jane Smith, Harry Sullivan, Leela, K9, Romana, Adric, Nyssa, Tegan.
Prime apparizioni: Davros, Interno dei Dalek, Zygons, Sorellanza di Karn, K9.
Serial consigliati: “Genesis Of The Daleks” (dodicesima stagione), “Planet Of Evil” (tredicesima stagione), “The Deadly Assassin (quattordicesima stagione), “The Invasion Of Time” (quindicesima stagione), “The Stones Of Blood” (sedicesima stagione), “Destiny Of The Daleks” (diciassettesima stagione), “City Of Death” (diciassettesima stagione), “Warrior Gate” (diciottesima stagione), “Logopolis” (diciottesima stagione).

“There’s no point in being grown-up if you can’t be childish sometimes.
da “Robot”, 1975

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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