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Arrow 7×10 – My Name Is Emiko QueenTEMPO DI LETTURA 4 min

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Emiko Queen: “The world is not a fair place. Innocent people die while the guilty go free. The system is broken, filled with corruption, greed and apathy. The people who are supposed to protect us are failing us. The world may not be fair, but everyone deserves justice and someone looking out for them.

Escludendo dall’equazione il crossover pre-natalizio per un secondo, Arrow è stato lontano dagli schermi per più di un mese e mezzo; a una visione superficiale dell’episodio sembrerebbe che nulla sia cambiato: si respira la stessa atmosfera cupa di sempre, le stesse tematiche di vendetta familiare di sempre, persino il celebre taccuino della prima stagione fa il suo ritorno con una serie di nomi da eliminare. In realtà, a guardar bene, in “My Name Is Emiko Queen” sono disseminati una serie di indizi sull’intenzione implicita di voler cambiare radicalmente la serie, snaturandone il valore dimostrato negli ultimi due anni.

Un nuovo Green Arrow?

Anticipata nel cliffhanger di “Unmasked“, fa il suo esordio Emiko Queen. Un esordio riuscito a metà, bisognerebbe aggiungere, perché si punta tutto troppo sul fattore nostalgia, richiamando la prima stagione in ogni aspetto, dal già menzionato taccuino, l’eredità piena di vendetta paterna che in questo caso diventa materna e un team più ristretto (per il momento formato solo da Emiko e Rene). Molto banalmente si potrebbe bollare il tutto come un “già visto”, ma i problemi non finiscono qua. Al di là dell’attrice Sea Shimooka che è alle primissime armi (nessun sito dedicato – alla IMDb – ne riporta l’età, per dire) e che non convince assolutamente in un ruolo così emotivo, ha poco senso che venga mostrata come fosse alla pari del fratellastro Oliver che ha passato più di dieci anni pieni di difficoltà per arrivare al livello attuale.
Considerando l’accordo tra The Monitor e Oliver in Elseworld, così come la totale assenza di riferimenti al Vigilante nei flashforward di questa stagione, l’introduzione di Emiko può sembrare come il tentativo da parte degli autori di garantire un futuro della serie al di là dell’identità di chi si cela sotto il cappuccio. Lungi da noi voler elogiare eccessivamente le capacità attoriali di Stephen Amell (che anzi, proprio in questo episodio dimostra di avere ancora grosse difficoltà, soprattutto nelle scene dove l’emotività va trasmessa nei dialoghi e non con la violenza), ma per quanto visto finora la disparità tra i due è netta. È stata proprio la totale immedesimazione nel personaggio da parte di Amell a garantire che i più riusciti episodi della serie nella sua storia recente (vengono in mente anche solo “Kapiushon“, “Lian-Yu” e “The Slabside Redemption“) siano ricordati come tali e non vogliamo in tutta sincerità assistere a un futuro dove questo non sia più possibile, checché ne dica Felicity con le sue battutine sul sessismo.

Tanto fumo ma finora poco arrosto.

Tra i titoli citati poco sopra c’era anche “The Slabside Redemption” che, come si ricorderà, chiudeva degnamente la finestra temporale ambientata in carcere. La prima parte di stagione ha, per così dire, fatto jackpot, racchiudendo il fulcro della propria narrazione in un’ambientazione originale e offrendo nuove prospettive sul suo protagonista. Archiviata la parentesi a Slabside, si è perso completamente un filo conduttore che tenesse insieme il tutto.
Non si capisce bene il perché, ma sia Arrow che The Flash hanno deciso di riprendere la programmazione dopo il midseason mettendo in panchina il proprio main character. Indubbiamente a risaltare maggiormente è stata l’assenza di Barry Allen, ma anche il ruolo marginale qui ricoperto da Amell ha lasciato spazio a un proliferare di trame quantomeno discutibili. La collaborazione di Oliver con la polizia, la vendetta di Emiko, la ricerca di Dante da parte dell’ARGUS e contemporanea rinascita della “Suicide Squad” con l’immortale Ricardo Diaz (sigh.), il probabile ritorno sotto i riflettori di Stanley, così come nei flashforward la morte di Felicity, gli intrighi mafiosi di Rene, la guerra civile tra Star City e The Glades, il destino di Oliver e tanto altro ancora: una narrazione così ramificata non può che risultare annacquata in ogni sua singola parte, poco incisiva. Senza dubbio arriverà nei prossimi episodi il tentativo da parte degli sceneggiatori di collegare tutti i puntini finora disseminati, ma per il momento la visione risulta appesantita dalla mancanza di un orizzonte chiaro e definito.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Rinascita della Suicide Squad…
  • Glades vs Star City: del potenziale c’è
  • … il cui primo membro è Diaz
  • Recitazione generale
  • Emiko è l’Oliver della prima stagione: nulla di originale
  • Dispersione narrativa

 

Stando a quello che mette in scena “My Name Is Emiko Queen”, la seconda metà di stagione si preannuncia disordinata e confusionaria. Occorre mettere in ordine le idee e occorre farlo in fretta.

 

Elseworld, Part Two 7×09 2.06 milioni – 0.8 rating
My Name Is Emiko Queen 7×10 1.22 milioni – 0.4 rating

 

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Dario ha circa 20 anni e continuerà ad averli fintantoché un dipinto in soffitta invecchierà al posto suo. Alcune leggende raccontano di una grande passione per il tabacco, i libri americani, il cinema e l'alcol, ma una estrema ricerca della perfezione come virtù lo tengono lontano da ogni eccesso. Mentre non si impegna a capire perché gli è sconsigliato vivere di notte come i gatti, scrive legge e fa.

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