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The Handmaid’s Tale 3×01 – NightTEMPO DI LETTURA 6 min

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“Burn, motherfucker, burn.” 

Ci sono posti che sarebbe meglio non radere al suolo e poi ci sono posti che, invece, andrebbero decisamente rasi al suolo.
The Handmaid’s Tale torna in scena nel palinsesto di Hulu a quasi un anno dal suo secondo season finale e lo fa riportando prepotentemente in auge tutte quelle caratteristiche che hanno reso la serie uno dei prodotti migliori della storia recente della serialità.
“Night” riprende la narrazione immediatamente da dove si era fermato “The World” e, seppur a livello di sviluppo si mantiene nei canoni di una qualsiasi season premiere regalando i giusti input e preparando il terreno per quella che sarà la storia della stagione, come biglietto da vista di questo nuovo ciclo si presenta attraverso il solito eccellente comparto tecnico. Con una regia ed una fotografia a dir poco incantevoli, infatti, The Handmaid’s Tale riporta tutti nel distopico mondo di Gilead, lasciando immergere velocemente lo spettatore in quel clima di terrore, rabbia, sofferenza e quel pizzico di nuova speranza che si inizia finalmente a respirare.
Ad accompagnare una storia che continua a procedere spedita verso una nuova strada, infatti, si unisce un sapiente e perfetto utilizzo delle inquadrature, sempre pronte ad enfatizzare qualsiasi sensazione emotiva (come il commovente arrivo in ospedale di Emily), fino all’esaltante scenografia che ha reso al meglio momenti fondamentali quali, su tutti, l’incendio esploso a casa Waterford.
Ma nessuna narrazione troverebbe la giusta definizione se non fosse coadiuvata da attori all’altezza della storia che stanno raccontando. Un altro punto cardine di questa serie è ovviamente la bravura dei protagonisti, con la parte femminile sempre una spanna sopra il resto del cast. Ed in questo episodio, oltre a prove attoriali eccellenti, sono proprio loro, ancora una volta, a dominare la scena. Mentre, infatti, deludono i personaggi maschili come Nick e il Comandante Waterford (con soprattutto quest’ultimo deludente nella sua apatica reazione agli eventi occorsi), a svettare e mandare fortemente avanti la storia, come è giusto che sia, sono June, Serena ed Emily.

“I’m sorry baby girl, mom’s got work.”

Al centro di tutto, inevitabilmente, si pone la figura di June. Seppur artefice di una scelta più che comprensibile, molti telespettatori avranno considerevolmente urlato durante gli ultimi minuti dello scorso season finale; ad un passo dalla via di fuga, la scelta di June di rimanere prigioniera di Gilead per tentare di salvare la sua primogenita sul momento è sembrata fin troppo irrazionale ma, dati i risvolti avuti in questo episodio, forse si è rivelata la scelta migliore. Nessuno si aspettava un lieto fine per madre e figlia, infatti tutto il percorso attuato da June in questo episodio rientra abbondantemente nei canoni previsti. Tuttavia, sono le scene che la donna ha avuto con gli altri personaggi che la circondano a far propendere per la sua permanenza lì. Tralasciando il potente ed egregio faccia a faccia con la nuova madre di Hannah, sono i momenti che vedono confrontarsi lei e Serena ad avere sempre una marcia in più, proponendosi a questo punto come parte imprescindibile dello show stesso.

“I am protecting this house.”

Se c’è un momento che definisce interamente questo primo episodio, però, è senza dubbio l’atto di pura ribellione ed interiore liberazione attutato da Serena. Oltre che la già citata perfezione scenica, infatti, l’incendio scatenato dalla signora Waterford è carico di forti significati tutti mirati a far uscire finalmente allo scoperto i sentimenti della donna non più disposta a stare al gioco del mondo che l’ha ingabbiata. E dare fuoco a tutta quella casa che rappresentava la prima preoccupazione di facciata del marito (partendo proprio da quel letto luogo rappresentativo delle riprovevoli leggi di Gilead) è già di per sé un importante passo. Il contatto tra Serena e June, che ha sempre regalato grandissimi momenti sia che le due donne fossero dalla stessa parte o meno, era già stato un primo input per far si che la signora Waterford iniziasse a farsi qualche domanda sul “nuovo mondo”.
Per proteggere Nichole, poi, nello scorso finale si era avuto il più importante atto di ribellione sottoforma di personale sacrificio. Adesso, con più niente da perdere e con la consapevolezza di tutto ciò, la Serena che si presenta in questa terza stagione assume la sua forma completa ponendosi così come una delle esponenti di maggior interesse per i prossimi episodi.

“…Do you wish to seek asylum in the country of Canada?” 

Al pari di Serena e anche più di June, in questo episodio una delle trame che ha più catalizzato l’attenzione è stata senza dubbio quella che ha visto protagonista Emily. Se il percorso che attendeva June era infatti abbastanza prevedibile (impossibile recuperare subito la figlia, scontato il suo ritorno dai Waterford), quello affrontato da Emily nascondeva molte più incertezze. Seguirla durante la notte nella sua fuga, preoccuparsi delle sue sorti e di quelle della bambina, avere il timore che quest’ultima potesse davvero non farcela, sono stati tutti elementi che hanno reso i minuti a lei dedicati di fortissimo impatto. Fino ad arrivare, appunto, alla scena dell’ospedale, potentissima sotto tutti i punti di vista. L’essere riuscita ad arrivare in Canada dona nuova linfa alla sua storyline e, in attesa di vederla ricongiungersi con la sua famiglia, l’incontro con Moira e Luke proietta anche questi due personaggi verso orizzonti più carichi di possibilità narrative.

“You’re not gonna be any trouble, are you?”

“Night” può essere visto come un episodio che chiude un cerchio. Tornando indietro con la memoria fino alla prima stagione, infatti, si può ritrovare lo stesso titolo e quasi lo stesso pattern anche nel primo season finale di questa serie. Il “Night” presentato allora raccontava di una Moira che riusciva a raggiungere il Canada e di una June che invece si apprestava a pagare le conseguenze per il suo primo atto di aperta ribellione. Due stagioni dopo, però, i simili elementi riproposti assumono tutta un’altra fisionomia grazie all’aurea di speranza che li circonda: Emily raggiunge il Canada insieme ad una piccola vita non ancora contaminata dalla crudeltà della realtà americana, mentre June, ora si in aperta guerra, si ritrova in una nuova casa con un personaggio enigmatico ma ben predisposto al cambiamento. Sarà questa, dunque, la stagione della resistenza?

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Serena Joy Waterford pronta a scatenare l’inferno
  • La scena dell’incendio
  • I confronti June – Serena
  • La fuga di Emily e Nichole con relativo arrivo in Canada
  • Storyline di Emily che si intreccia con Moira e Luke
  • Episodio che, in un certo modo, riprende il finale della prima stagione
  • Come sempre, l’intero comparto tecnico
  • Le sempre eccellenti prove attoriali
  • Comandante Waterford e Nick abbastanza apatici nonostante i recenti avvenimenti

 

Una season premiere che dispone tutte le pedine ai nastri di partenza per gli episodi che verranno. In attesa di scoprire le prossime mosse, regia, scenografia e fotografia promuovono già una presentazione che difficilmente può deludere.

 

The World 2×13 ND milioni – ND rating
Night 3×01 ND milioni – ND rating

 

Sulla soglia della trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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