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Mr. Robot 4×11 – eXitTEMPO DI LETTURA 6 min

in Mr. Robot/Recensioni by
Elliot:So, yeah, I called my group fsociety, because you know what? Fuck society.
Society deserves to be hated for everything you said they did and more.
Fuck every last one of them for what we’ve all been through.
But then there are some people out there And it doesn’t happen a lot.
It’s rare.
But they refuse to let you hate them.
In fact, they care about you in spite of it.
And the really special ones, they’re relentless at it.
Doesn’t matter what you do to them.
They take it and care about you anyway.
They don’t abandon you, no matter how many reasons you give them.
No matter how much you’re practically begging them to leave.
And you wanna know why? Because they feel something for me that I can’t.
They love me.

 

Mai come nel confronto finale tra l’eroe, Elliot, ed il suo arci-nemico, Whiterose, Sam Esmail e il suo Mr. Robot sono stati così diretti ed espliciti. Semplicemente perché è qui che hanno portato gli interi percorsi dei due personaggi in quattro stagioni, ossia nella stessa stanza in cui Angela aveva incontrato il capo della Dark Army, in quel lontano 2×09 tra i migliori episodi della serie, rimasto ancora senza concreta spiegazione. Se la trama “globale”, cibernetica, sociale e politica, cominciata da quel primo e ormai iconico monologo del memorabile pilota, si è chiusa con la “più grande redistribuzione economica della storia” della scorsa puntata, adesso resta l'”altro finale”, quello più umano, intimistico e legato al protagonista. E in questo faccia a faccia risolutivo, da (pre)series finale, Elliot e Whiterose si parlano da pari, mettendo in scena uno scontro ideologico dei più intensi visti finora, che alla fine ha “solo” il risultato di chiarire ciò che si è sempre pensato e cioè che forse, in fondo, non sono poi così tanto diversi. Entrambi con terribili sofferenze alle spalle, entrambi mossi da intenti rivoluzionari, ma che nascondono una fiducia nel genere umano che continua a resistere. E come tutte le più grandi rivalità letterarie, prima alleati, poi avversari, finiscono col diventare quasi “amici”.
Proprio il concetto di amicizia, nel suo senso più profondo, diventa cruciale in questa conclusione. Con una circolarità metatestuale incredibile, si ritorna così a quel “hello friend” che dal primo episodio ha contraddistinto la serie ed Elliot. Non solo Mr. Robot, non solo Angela, non solo Darlene e Tyrell, quindi, ma è lo spettatore ad “amare” Elliot, forse più di tutti, a “guarirlo”. Ed è in lui, che passivamente ha assistito a tutte gli scenari rivoluzionari e dispotici possibili e concreti, che il protagonista (e Sam Esmail con lui) vuole credere. Paradossalmente, tutto questo si consuma proprio in “eXit”, dove non c’è nessuno che rompi la quarta parete, nemmeno la voce di Christian Slater che in questa stagione ha sostituito quella di Rami Malek. “Stay with him” è la scelta che Whiterose chiede ad Elliot di fare, prima di spararsi in testa. La soluzione dell’avventura testuale che una vera soluzione non ce l’ha. Perché è troppo tardi per fermare la macchina e allora non serve a niente fuggire, non resta che aspettare, in compagnia del suo “amico”. Mr. Robot sì, ma anche con noi.

 

Elliot:And, yeah, you’re right.
We’re all told we don’t stand a chance, and yet we stand.
We break, but we keep going, and that is not a flaw.
That’s what makes us.
So, no, I will not give up on this world.
And if you can’t see why, then I speak for everyone when I say, fuck you!

 

Nella prima parte, allora, si respira totalmente e vorticosamente quest’atmosfera fatalistica e insieme universale. Parte dall’ingresso di Elliot nella centrale nucleare e senza sosta procede con variazioni di registro continue, ora musicali ora di regia, di scrittura e di interpretazione (vedi BD Wong e quel suo meraviglioso “don’t make me laugh”), con una scenografia che passa dalla carneficina della Dark Army alla necessaria pausa della buia e fredda stanza “da fine del mondo”. Una sequenza lunghissima in cui Elliot e White riassumono, allo spettatore e soprattutto a se stessi, il proprio cammino, la propria complessa natura. Da un lato l’utopia del prima (FSociety), all’inizio realizzata, poi rinnegata e infine abbracciata, ma non del tutto; dall’altro vedi quella del secondo (la macchina), che vedremo apparire molto più felice e idilliaca di quello che ci si poteva immaginare. Tutto Mr. Robot, insomma, si consuma qui, con concetti chiari, semplici e fondamentali, rappresentazione di quegli istinti primordiali che vengono fuori solo nei momenti davvero fatidici. Elliot sceglie allora l’amore, sceglie soprattutto la vita contro la morte, lasciandosi alle spalle tutte le vittime che lui, quanto il suo antagonista, hanno causato durante la loro guerra. Con quel “i love you” detto a Mr. Robot prima dell’esplosione, sceglie infine di restare con il suo amico. E, come il libro di Tolstoj che leggeva suo padre contenente l'”eXit” del titolo, la via d’uscita, risorge.
In cosa davvero risorge non ci è dato ancora saperlo, almeno non del tutto. In cosa consiste questo mondo parallelo? Come è stato creato? È tutto nella testa di Elliot o c’è dell’altro, di più concreto? Sono domande che sicuramente troveranno risposta nel gran finale, ma fatto sta che dopo tanta estrema chiarezza, ovviamente Esmail si ricorda di dover fare l’Esmail. Ed ecco una seconda parte d’episodio totalmente criptica nei suoi presupposti quanto limitata nei suoi effetti. Una realtà, cioè, in cui tutto è andato per il meglio, dove Elliot non ha mai perso suo padre e non l’ha mai molestato; Whiterose può pubblicamente vestire i panni della vera se stessa al mondo e, tramite quella, rendere il mondo un posto migliore; Angela è viva, come sua madre (anche se quell’incursione di Elliot a casa sua non promette nulla di buono), e sta per sposarsi con lui; così come è vivo Tyrell, anch’esso non più prigioniero dei propri demoni, liberi entrambi di instaurare quel sano legame di amicizia che l’uomo aveva sempre sognato; dove, infine, la F Corp non è più “Evil” e Elliot non indossa più il cappuccio perché, come racconta a Tyrell, non ne ha più bisogno, non dev’essere più l’eroe, il salvatore. Ha visto (proprio come lo spettatore) come potrebbe andare e ha scelto di non intraprendere più quella via. Tutto fino a quello scioccante incontro col ragazzo col cappuccio, in camera sua, che apre a prospettive ben più inspiegabili, ma attesissime.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La prova di BD Wong. Non si sa se perché sarà l’ultima, ma fenomenale…
  • …anche se neanche Rami Malek scherza
  • L’avventura testuale 
  • La fine del mondo 
  • Meta-ovunque
  • Il mondo parallelo, Tyrell/Jobs su tutti 
  • La poliedricità assoluta di Sam Esmail 
  • Comunque vada, è tutto già storia 
  • È un episodio che troverà ragione probabilmente solo nel finale (anche se bellissimo comunque)

 

Tra chiarezza e complessità, “eXit” è sia la summa della serie, sia l’intima conclusione per le due colonne portanti sia, infine, l’episodio “d’uscita” per Sam Esmail, l’ultima occasione di sconvolgere ancora una volta tutto. Aspettiamo il “bless” per i due episodi finali che si spera spiegheranno cosa abbiamo visto, ma le premesse sono già altissime.

 

410 Gone 4×10 0.45 milioni – 0.1 rating
eXit 4×11 0.44 milioni – 0.1 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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