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Lovecraft Country 1×03 – Holy GhostTEMPO DI LETTURA 4 min

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Nel corso di queste prime puntate di Lovecraft Country è chiaro che sia l’autrice Misha Green, sia i produttori tra cui spicca il nome di Jordan Peele – divenuto famoso per aver portato nuovamente in auge il sottogenere black horror – non hanno paura di osare e di creare una serie tv all’interno della quale vengono miscelati molteplici generi – l’horror, la fantascienza, il gotico e molti capisaldi della letteratura lovecraftiana – senza lasciare indietro un tema così attuale e scottante come il razzismo in America. Il tutto creando un mondo in cui le regole son ben precise ma richiedono del tempo per essere metabolizzate ed accettate.
Dopo “Whitey’s On The Moon“, la seconda rocambolesca puntata dove lo spettatore si ritrova coinvolto in un labirinto ben progettato di colpi di scena, “Holy Ghost” è una boccata d’aria fresca. Dalla struttura molto più lineare; viene lasciata da parte – se non per gli ultimi minuti – la trama orizzontale per concentrarsi nuovamente sui problemi che gli afroamericani dovevano (e devono) affrontare in un’America dove gli atti di razzismo erano (e sono) all’ordine del giorno. Tutta la puntata gira attorno alla decisione di Leti di acquistare una vecchia casa nel lato nord di Chicago, abitato solamente da bianchi che non perdono tempo nel far capire a lei ed agli altri coinquilini che sono vicini indesiderati. Ma la vera protagonista non è Leti e neppure Tic, che è alle prese con un rapporto paterno difficile, già accennato nel pilot, e con il lutto per zio George. La casa viene trattata come una protagonista a sé stante; artefice, nemica e alleata del duo e di chiunque abbia messo piede su quegli antichi pavimenti. A tal proposito si potrebbero citare innumerevoli film che hanno utilizzato il medesimo escamotage narrativo – tanto da farlo diventare un vero e proprio caposaldo del genere – ultimo fra tutti la serie targata Netflix: The Haunting.
A differenza delle altre due puntate qui l’aspetto horror è decisamente più classico con apparizioni di fantasmi, jumpscare, la seduta spiritica con la tavola ouija praticata da Diana e dai suoi amici e, per ultimo, l’esorcismo voodoo. “Holy Ghost” è caratterizzata dal dualismo composto dall’ambientazione festosa durante l’inaugurazione della casa dopo i lavori svolti e dall’aspetto horror. Ma la minaccia non viene solo dagli elementi sovrannaturali; il pericolo concreto è rappresentato dai bianchi che molestano gli abitanti della casa, dalla polizia e dall’ultimo abitante della dimora che si scopre essere uno scienziato, tale Hiram Epstein, che aveva rapito e successivamente ucciso otto afroamericani per poter fare esperimenti su di loro. Le anime di queste otto persone e quella di Epstein sono rimaste intrappolate ed infestano la casa. Non è difficile trovare delle similitudini con la filmografia di Jordan Peele, autore e regista di Get Out e Us. In entrambi i film i protagonisti afroamericani si ritrovano ad essere cavie da laboratorio per degli esperimenti. Se in Us questa tematica passa più in sordina, in Get Out è pressante la costante minaccia di una famiglia, bianca e borghese, ai danni di afroamericani considerati migliori da un punto di vista fisico, ma non intellettuale. Anche gli elementi della letteratura di Lovecraft continuano ad essere, come ci si aspettava, una roccaforte della serie tv: non è difficile trovare all’interno dei racconti lovecraftiani la figura del mentore o dello scienziato spinto da una febbrile voglia di scoperta tanto dall’utilizzare tutti i metodi necessari per arrivare al proprio scopo, anche quelli poco etici.
Ultima nota positiva è la caratterizzazione dei personaggi, in particolare di Leti. La sua costruzione ricalca il modello che ultimamente si sta applicando ai personaggi femminili: forti, emancipate e con un ruolo rilevante e non di semplice spalla o che serva solo a creare una storia d’amore con il protagonista. Leti è indubbiamente tutto questo e in ogni puntata lo dimostra prendendo in mano le redini della situazione in cui si trova. Ma le sono state cucite addosso molte sfaccettature (come l’aver paura davanti a dei vicini molesti o a dei mostri) e sentimenti contrastanti che la rendono più umana e meno supereroina.
La puntata non presenta veri e propri difetti. Anche gli effetti speciali, sebbene non siano perfetti sono nettamente migliorati rispetto alla puntata precedente. Certo è che la CGI di quel famigerato serpente non è ancora perdonabile…

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il tocco inconfondibile dato da Jordan Peele
  • La puntata è più lineare, ma senza abbandonare la trama orizzontale né tantomeno abbassare la qualità della serie 
  • La caratterizzazione di Leti 
  • Gli effetti speciali e visivi andrebbero migliorati

 

L’unico appunto che si potrebbe fare è l’essere sottotono rispetto al caledoscopio presentato in “Whitey’s On The Moon“, ma dieci puntate che ricalcano quello stile sarebbero insostenibili e risulterebbe una serie troppo confusionaria. Sebbene la struttura di “Holy Ghost” sia tipica di una puntata autoconclusiva, i continui riferimenti ai Figli di Adamo e il ritorno di Christina negli ultimi minuti fanno presagire il continuo della trama orizzontale.

Diana Durante

Ha studiato cinema alla Sapienza. Innamorata dell'horror e della fantascienza, la rende felice un buon adattamento di un libro di Stephen King o un film sui viaggi nel tempo. Non parlatele del politically correct se non volete iniziare un litigio infinito. Crede fermamente che Fox Mulder sia il suo spirito guida.

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