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Ratched 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 5 min

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Los Angeles, 1976. Dopo aver sbancato i Golden Globes, Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo entra nella triade di film (insieme ad Accadde una notte e Il Silenzio degli innocenti) che si porta a casa l’Oscar nelle 5 categorie più importanti: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior attrice protagonista, miglior sceneggiatura (non originale, perché tratto dal romanzo di Ken Kesey). L’ormai iconico film con protagonista un incredibile Jack Nicholson è stato molto apprezzato per aver esplorato il tema del trattamento, spesso brutale, dei pazienti negli ospedali psichiatrici statali. All’interno dell’ospedale che fa da sfondo al film il personaggio simbolo di questo tema è l’infermiera Mildred Ratched la cui espressività, glaciale ed enigmatica, è valsa a Louise Fletcher l’Oscar.

Il mondo di Ryan Murphy


E’ dall’idea di approfondire questo personaggio che nasce Ratched, la serie Netflix creata da Evan Romansky (sceneggiatore anche di questo pilot) e sviluppata da Ryan Murphy. Se il primo nome non vi dice nulla, giustamente dato che questo è il suo primo progetto importante, diversamente dovrà essere per il secondo. Murphy, prolifico sceneggiatore, regista e produttore ha infatti inanellato una lunga serie di successi dagli anni 2000 ad oggi (da Nip/Tuck a Glee, da American Horror Story a Pose) con i quali è riuscito a creare un tipo di prodotto seriale personale e riconoscibile. Come spesso accade, questo si traduce in tematiche, tratti stilistici e personaggi distintivi, nonché attori feticcio.
Tra questi c’è sicuramente Sarah Paulson, il cui sodalizio artistico con Murphy risale ad American Horror Story e al suo spinoff American Crime Story, in cui grazie all’interpretazione dell’avvocato Marcia Clark ha vinto in un anno tutti i premi TV più prestigiosi a cui un’attrice potrebbe aspirare. Qui in veste anche di produttore, la Paulson interpreta l’infermiera Mildred Ratched da giovane, in un periodo quindi molto antecedente rispetto agli eventi del film.
L’origine di uno dei personaggi più iconici di sempre“, come tuona con caratteri pomposi il trailer, è affidata a una delle attrici più iconiche del produttore – soprattutto se si pensa che proprio una stagione di American Horror Story: Asylum è ambientata in un ospedale psichiatrico altrettanto inquietante -.

Un gioco di contrasti


Con queste premesse l’hype per lo show non può che essere elevato. Una sequenza iniziale particolarmente riuscita che calibra bene il ritmo ansiogeno che accompagna tutto l’episodio fa da contraltare a una scena finale rivelatoria che insieme alle vicende narrate fanno di questo pilot un buon primo episodio: quasi tutti i personaggi fanno ingresso nella narrazione, ma il focus sulla protagonista è centrale, immediato ed efficace. Spesso nei pilot si riscontra un ritmo lento dovuto anche alla funzione preparatoria dell’episodio stesso, incentrato sulla presentazione dei personaggi e delle dinamiche che li legano. Non è questo il caso: dalla sopracitata sequenza d’apertura ad un paio di eventi improvvisi che si concentrano in una sola porzione di episodio, le vicende entrano nel vivo dell’azione e ci si può legittimamente aspettare che il resto degli episodi scorra con altrettanta velocità.
Questo non vuol dire che la narrazione appaia troppo affrettata, anzi. Murphy, alla regia dell’episodio, riesce a creare un giusto equilibrio tra azione e osservazione che, nonostante l’atmosfera inquieta, rende molto godibili i 48 minuti di durata dell’episodio. Ciò si deve decisamente al comparto tecnico da cui emerge un’attenzione importante per la cura dei dettagli: fotografia, scenografia, costumi e musica sono studiati nei minimi particolari affinché la resa delle scene trasmetta precise sensazioni a chi guarda. La colonna sonora accompagna alla perfezione le inquadrature di sguardi, dettagli, movimenti repentini (o non movimenti), creando un’atmosfera da thriller perfetta. La ricercatezza nei costumi e nell’allestimento delle scene non volge tanto lo sguardo alla ricostruzione storica quanto ad un effetto puramente estetico, fatto di contrasti di luci e colori ma anche di ambienti e funzioni. Miss Ratched sembra collezionare più abiti colorati della Regina Elisabetta ricordando un po’ Midge in The Marvelous Mrs. Maisel.
I colori però contrastano decisamente con il suo umore e il suo carattere da cui emerge con chiarezza un personaggio molto complesso e difficile da decifrare: sofferente e misterioso, algido nel suo nascondere rabbia dietro la compostezza e i falsi sorrisi; insomma una che si trova dal lato sbagliato della barricata e più che l’infermiera dovrebbe essere una paziente dell’ospedale. Ed è in questo gioco di contrasti che si costruisce l’immagine della serie, scena dopo scena: l’abito giallo di Miss Ratched al colloquio si scontra con i colori freddi dell’auto e della clinica stessa; l’azzurro accecante e la raffinatezza degli abiti delle infermiere contrastano con il fisico e crudo lavoro che si apprestano a compiere; la clinica sembra avere spazi ampissimi ma vuoti, elegantissimi e curati quanto spietati (l’ufficio del dottore sembra più quello di un manager di una corporation che di un dirigente di un ospedale statale bisognoso di fondi).
L’ultimo contrasto è quello con l’opera da cui trae origine: nulla in Ratched vuole ricordare o strizzare l’occhio a Qualcuno volò sul nido del cuculo. Questo è un aspetto positivo in quanto permette allo show di avere libertà creativa ma anche di proteggersi da inevitabili paragoni (con gli inevitabili esiti negativi). D’altra parte ci si potrebbe chiedere se il riferimento al personaggio sia più che un tributo un banale pretesto per generare interesse nel prodotto per semplice accostamento con un nome così importante.

Il cast


Un’ultima menzione va al cast. Sarah Paulson ha un’innata e comprovata capacità di suscitare in chi guarda solidarietà per l’irrequietezza, la malinconia, l’inquietudine dei propri personaggi, grazie alla sua fisicità, allo sguardo e all’espressività; qualità che la rendono perfetta per impersonare un personaggio turbato come Mildred.
Alla Paulson si uniscono alcuni volti più o meno noti del piccolo e grande schermo che in parte hanno già gravitato nell’universo Murphy: Finn Wittrock (The Normal Heart, American Horror Story – entrambi firmati Ryan Murphy) è un pluriomicida paziente della clinica, Charlie Carver (Desperate Housewives, The Leftovers) e Judy Davis (Feud) sono due infermieri, Cynthia Nixon (Sex And The City) è la responsabile della campagna elettorale del Governatore e Jon Jon Briones (American Horror Story e American Crime Story) è il medico responsabile della clinica. Manca ancora un nome importante all’appello che, verosimilmente farà il suo ingresso nelle prossime puntate (non ve lo spoileriamo se non avete ancora visto il trailer).

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sarah Paulson sempre una garanzia
  • Comparto tecnico e grande cura dei dettagli
  • Atmosfera ben costruita
  • Tema affascinante
  • Le premesse sono buone ma le aspettative molto alte. Riuscirà la stagione ad essere al loro passo?

 

Tra atmosfere thriller e colori sgargianti Ratched sembra avere delle ottime basi per permettere a Murphy di continuare il sodalizio con Netflix, avviato con The Politician e Hollywood.  Saprà essere all’altezza delle aspettative?

 

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