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Masters Of The Air 1×06 – Part SixTEMPO DI LETTURA 4 min

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Masters Of The Air 1x06 RecensioneMasters Of The Air sembra aver definitivamente imboccato la giusta direzione. Se le ultime due uscite avevano lasciato qualche perplessità di troppo sull’andamento generale, senza mai discutere il valore tecnico del prodotto, con “Part Six” si mette da parte finalmente qualsiasi dubbio per abbracciare a piene mani la strada intrapresa dallo show. E non fa niente se si spreca qualche occasione per fare anche un’analisi che si distacchi dal classico leitmotiv dell'”americano salvatore”. La storia va avanti, i personaggi vengono raccontati con una grande delicatezza e questo basta per accompagnare le spettacolari battaglie aeree.
Attenzione però, perché tutta questa disamina viene fuori proprio al termine di un episodio “piantato a terra”. Questa sesta parte è infatti forse la prima puntata senza alcun bombardamento o scena aerea. Un’ulteriore conferma delle sensazioni percepite, che si riesce ad accontentare del punto di vista Alleato, grazie alle sottili frecciatine britanniche a soddisfare quella voglia di critica sull’operato statunitense.

RELAX NON RICHIESTO


Fa certamente sorridere la cura con cui venivano gestiti bombardieri e avieri tra le fila Alleate durante la Seconda Guerra Mondiale. Dopo aver spremuto al meglio il morale del 100° Gruppo Bombardieri con la missione suicida della “Part Five“, ecco che il pilota dell’unica Fortezza superstite viene inviato forzatamente in una tenuta di campagna per un breve periodo di congedo obbligatorio. Ciò che colpisce particolarmente è la caparbietà del tenente Robert Rosenthal, contrario a tutto ciò e volenteroso di tornare in cielo a riscattare le perdite dei suoi compagni.
Una scelta forte, dettata anche dalle memorie storiche, utile ad alleggerire i toni incupiti dello show dalle ultime disfatte di Brema. C’è spazio per un po’ di respiro, per trovare nuove motivazioni e indagare ancor di più sulla psicologia dei giovani uomini mandati a rischiare la vita. Nate Mann, attore emergente di stampo teatrale, si dimostra più che in grado di reggere tutto il peso delle responsabilità sulle sue spalle, caricando lo spettatore verso un riscatto che avverrà nei prossimi episodi.

PROTAGONISTA SILENZIOSO


Non ha mai dato troppo fastidio il fatto che la narrazione in prima persona degli eventi fosse stata affidata a un personaggio che, in prima battuta, sembrava essere un po’ dietro agli appariscenti “Buck” Cleven e “Bucky” Egan. Infatti, la voce narrante sin dal primo episodio è quella del tenente Harry Crosby, interpretato dall’ottimo Anthony Boyle (Tetris), che si sta lentamente ritagliando col passare dei minuti uno spazio sempre più importante e centrale nell’economia di Masters Of The Air.
Anche Crosby si trova a fare i conti con delle perdite, ed in particolare con quella di “Bubbles”, suo migliore amico che sembra perseguitarlo anche nelle lettere inviategli dalla sua lontana moglie. Tutto ciò all’interno del prestigioso ambiente di Oxford, alle prese con una coinquilina a dir poco affascinante come Sandra Westgate. Questa convivenza dà luogo a una nuova situazione a tinte rosa che non sfocia mai in nulla di fatto, permettendo ad Anthony Boyle di recitare in sottrazione riguardo ai suoi sentimenti in una relazione platonica che alleggerisce la visione per lo spettatore dagli orrori della guerra.

Sandra Westgate:What we all need in life is someone to heave with, shoulder to shoulder.

ODISSEA IN GERMANIA


Sono assenti scene aeree, ma ciò non significa che questa “Part Six” sia priva di azione. Ci sono, infatti, da seguire le peripezie del maggiore John Egan, paracadutatosi durante l’ultimo fallimentare bombardamento e rimasto bloccato in terra nemica. La storyline che segue il protagonista interpretato da Callum Turner ha tutto. C’è la pietà mostrata nei confronti dei bambini tedeschi, che invece non perdono occasione per tramutarsi in diaboliche spie. C’è il cinismo dei soldati tedeschi, così come la subdola intelligenza dei loro interrogatori. Una vera e propria epopea che porta Egan non a salvarsi, ma anzi a trovare qualcosa di meglio: il suo migliore amico. Sì, perché nonostante i soli sei episodi trascorsi, vedere Egan e Cleven incontrarsi nuovamente dopo esser stati dati per morti entrambi non può che emozionare anche lo spettatore più resistente.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Nessuna scena aerea e, per una volta, va bene così
  • La caparbietà del tenente Rosenthal
  • Le frecciatine tra inglesi, scozzesi e statunitensi
  • La tenerezza del tenente Crosby e quel romance sottile che non esagera mai
  • Il cast, assemblato bene e diretto benissimo
  • Finalmente riuniti i due protagonisti, in un campo di prigionia, ma ci si emoziona lo stesso
  • Qualche occasione persa per evitare il cliché dell'”americano che salva il mondo”

 

Un ottimo segnale di ripresa per Masters Of The Air che arriva pur senza portare in scena il fattore kolossal con i bombardamenti delle Fortezze. Non può che essere una buona notizia, un segnale di forte ripresa in vista degli ultimi episodi.

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Giovane musicista e cineasta famoso tra le pareti di casa sua. Si sta addestrando nell'uso della Forza, ma in realtà gli basterebbe spostare un vaso come Massimo Troisi. Se volete farlo contento regalategli dei Lego, se volete farlo arrabbiare toccategli Sergio Leone. Inizia a recensire per dare sfogo alla sua valvola di critico, anche se nessuno glielo aveva chiesto.

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