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Russian Doll 2×03 – Brain DrainTEMPO DI LETTURA 3 min

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recensione Russian Doll 2x03 Nella sua trasposizione italiana, questo episodio di Russian Doll ha un titolo interessante.
“Fuga di cervelli”, infatti, non fa riferimento al fenomeno per cui giovani laureati (ma anche non) fuggono dal proprio paese in cerca di fortuna. Bensì, alla fuga “effettiva” del cervello di Nadia (Natasha Lyonne), ormai completamente priva del proprio senno dopo questo ennesimo viaggio nel fatidico anno 1982.
Ma, in un certo senso, si allude anche ad una fuga effettiva che è quella del popolo ungherese durante la Seconda Guerra Mondiale. Il che è una delle novità migliori, nonché punto di forza principale, di questa seconda stagione.

CACCIA AL TESORO UNGHERESE


Continua infatti la ricerca dei fantomatici Kruggerand di famiglia. Ed è proprio in questo episodio che Nadia decide di passare direttamente all’azione, forse per la prima volta sin dalla season premiere. Non che la rossa protagonista dello show possa essere accusata di “passività” come personaggio. Ma è qui che viene posta maggiore attenzione alla sua abilità di “detective improvvisata” come già era avvenuto nella prima stagione.
Ovviamente, essendo Nadia una nerd informatica del XXI secolo non è facile per lei cercare informazioni in un mondo ancora “analogico”. In questo senso lo show forza un po’ tempi e modi della narrazione facendola apparire comunque perfettamente integrata con le guide telefoniche, le ricerche bibliografiche e i dispositivi elettronici del periodo. C’è una certa ingenuità di fondo nella narrazione (anche dovuta al fatto che Nadia trovi quasi tutto dietro le foto dei suoi avi) che comunque appare abbastanza coerente con la personalità del personaggio. La parentesi sulla storia dei profughi ungheresi in fuga dai nazisti e i collegamenti con la Storia sono poi decisamente coinvolgenti e quindi difficili da non apprezzare.

REGIA DI NATASHA LYONNE


Tutto questo risulta ancora più sorprendete se si considera che l’attrice protagonista, Natasha Lyonne, è anche regista di tale episodio.
Ne viene fuori dunque una puntata molto più “intima” rispetto alle altre, in cui viene analizzato più in profondità il rapporto che lega Nadia alla madre Lenora (Chloë Sevigny), affrontando il trauma della sua probabile schizofrenia. Questa diventa un ottimo espediente narrativo per creare maggior empatia con entrambi i personaggi, dato che ultimamente Nadia non offriva molte ragioni per poter simpatizzare con la sua nuova situazione paradossale. E, allo stesso tempo, finora Lenora era stata solo un’immagine riflessa nello specchio, mai un’entità capace di interagire con altri character. La scusa della schizofrenia diventa quindi un modo anche per dare maggiore tridimensionalità a questo personaggio, che riesce dunque a regalare un inedito rapporto madre-figlia.

FOTOGRAFIA E SOUNDTRACK


La regia comunque riesce a brillare soprattutto dal punto di vista tecnico e stilistico. Senza citare la meravigliosa sequenza all’interno del reparto psichiatrico (che da sola vale la visione). L’episodio è un concentrato di virtuosismi tecnici. Soprattutto nella scena all’interno del negozio di apparecchiature video, dove le varie immagini di video e diapositive vengono risaltate dalla fotografia “vintage” che caratterizza comunque tutte le sequenze ambientate negli anni 80. Il tutto accompagnato da un’ottima colonna sonora che si sublima in un grande classico intramontabile come Sunday Morning dei Velvet Undergorund.
Una puntata che entra finalmente nel vivo della trama orizzontale. Una trama che promette tante altre sorprese da questo momento in poi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Caccia al tesoro ungherese e ricerca biblio-videografica
  • Sdoppiamento e confronto Nadia-Lenora
  • Scena nella casa di cura e fuga
  • Sunday Morning sempre ottima come soundtrack
  • Cliffhanger finale
  • Un po’ troppa facilità nell’indagine di Nadia

 

Episodio che si svolge come una vera e propria quest surreale fra passato e presente. Il che è senza dubbio il suo punto di forza ma anche il suo difetto maggiore per il fatto che punta troppo su un’ironia grottesca ed esagerata. Comunque godibile, nel suo genere.

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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