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Snowpiercer 1×05 – Justice Never BoardedTEMPO DI LETTURA 3 min

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Con la fine del filone investigativo nel precedente episodio e la chiusura del detective nei famosi cassetti, la serie era chiamata a rimescolare le carte a livello narrativo e infatti così è stato.
Questo quinto appuntamento si concentra, quasi interamente, sul processo a Lilah Folger Junior, che altro non è che la resa dei conti tra gli abitanti della terza classe, in odore di rivolta e i ricchi conservatori che vivono invece nella prima classe.
La farsa del processo a LJ, con tanto di stenografa ufficiale, rappresenta l’esempio lampante delle diseguaglianze sociali  presenti all’interno del treno, con il personaggio interpretato dalla sempre ottima Jennifer Connelly che decide di ribaltare il verdetto unanime di colpevolezza emesso dalla giuria.
Melanie, la quale ormai sembra aver perso il totale controllo sullo Snowpiercer, è in evidente difficoltà e solo i prossimi episodi diranno se la scelta di salvaguardare la prima invece che la terza classe sia stata giusta.
Certo è che la più piccola dei Folger, interpretata da un’ottima Annalise Basso, si dimostra ancora una volta una vera psicopatica, con la scena in cui gioca con l’occhio del padre emblematica in tal senso, un momento fastidioso da vedere ma in linea con il carattere del personaggio, per un character destinato in futuro a creare ulteriori problemi a Melanie.
A proposito di mine vaganti, risultano interessanti i flashback dedicati a Layton e alla setta dei cannibali sul fondo del treno, i quali ricordano allo spettatore come l’ex detective della omicidi sia un osso duro, con evidenti qualità di leadership: tuttavia la sua immediata liberazione, dopo un solo episodio “al fresco”, è parsa molto forzata, anche se prevedibile sul lungo periodo, con Josie che troppo facilmente raggiunge i cassetti e riesce fortunosamente a trovare quello giusto e portarlo via.
Nessuno si aspettava un’uscita di scena duratura del protagonista maschile, tuttavia la situazione poteva essere gestita senza dubbio meglio.
Tornando invece ai conflitti sociali tra le diverse classi, il processo rappresenta il perfetto casus belli per una rivoluzione annunciata sin dal pilot e non più procrastinabile visti i recenti eventi, con un’inedita alleanza tra il fondo e la terza classe che potrebbe causare enormi problemi alla Cavill.
Nonostante un netto miglioramento rispetto alla deludente season premiere, la storia continua a non lasciare il segno nello spettatore, anche se gli elementi positivi per fare bene ci siano tutti: la sensazione è che la narrazione proceda senza osare, con gli equilibri interni del potere sempre in bilico tra disordini e cospirazioni, ma mai realmente in pericolo, anche grazie all’abilità diplomatica di Melanie, un’eccelsa politica.
Giunti esattamente a metà stagione, con in tasca già un rinnovo sicuro per la seconda stagione, lo show è chiamato a dare una scossa narrativamente parlando, uscendo da quella staticità, in parte comprensibile a inizio stagione, ma non più accettabile visto l’avanzare delle puntate, per un prodotto seriale che continua ad essere di buon livello ma nulla di più, un gran peccato visto l’ottimo materiale cartaceo a disposizione.
 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La farsa del processo, esempio lampante delle diseguaglianze sociali all’interno del treno
  • LJ che gioca con l’occhio del padre…una vera psicopatica
  • L’ottima interpretazione di Annalise Basso
  • I flashback su Layton e i cannibali
  • Troppo repentina la liberazione di Layton e tutto troppo facile per Josie
  • La storia continua a non lasciare il segno nonostante i presupposti per farlo ci siano tutti

 

L’ennesimo buon episodio per la nuova serie di casa Netflix, che tuttavia non riesce ancora a lasciare il segno. Un’altra sufficienza abbondante per Snowpiercer, aspettando che la tanto attesa rivoluzione scardini gli equilibri del treno e la struttura narrativa della show.
 

Without Their Maker 1×04 ND milioni – ND rating
Justice Never Boarded 1×05 ND milioni – ND rating

 

Daniele Abbatini

Cinefilo disperato e divoratore di serie tv, venera due antiche divinità: Sergio Leone e Gian Maria Volontè.
Lostiano intransigente, zerocalcariano, il suo spirito guida è un mix tra Alessandro Barbero e Franco Battiato.

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