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The Loudest Voice 1×05 – 2012TEMPO DI LETTURA 4 min

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L’anno che dà il titolo a questo quinto episodio rappresenta un punto di svolta cruciale nella vita di Roger Alies (sempre interpretato in modo eccelso da Russel Crowe) e di conseguenza anche per la serie, giunta ormai a soli due appuntamenti dal termine.
Nel 2012 il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama venne rieletto per un secondo mandato, battendo lo sfidante Mitt Romney, una durissima sconfitta da digerire per il boss di Fox: da questo momento in poi le sue manie ossessive di controllo e relative paranoie subiscono un’impennata, andando a toccare ogni suo rapporto personale, ed è bellissimo in tal senso il parallelismo tra la scena dell’allarme che scatta in casa Alies e i media che annunciano la rielezione di Obama.
Dopo aver chiuso un accordo di 3 milioni di dollari con Laurie per costringerla al silenzio, dato che aveva iniziato a parlare di situazioni pericolose per Roger con la propria terapista, si assiste ad un nuovo capitolo della megalomania rogeriana su Joe: il giornalista, ridotto ormai ad un adepto del culto personale di Ailes, cerca in tutti i modi di divincolarsi dal proprio capo, rimanendo però incastrato in una relazione di potere verticale da cui è difficile liberarsi. Lo stesso si può dire per Brian Lewis, ottimamente interpretato da Seth MacFarlan, fedele compagno di lavoro per 17 anni il quale, scoperto in che modo il suo superiore fabbrichi fake news contro i suoi avversari, si risveglia da un lungo torpore deontologico, un risveglio che tuttavia ha breve durata, visto che Lewis verrà letteralmente ricoperto di soldi (8 milioni di dollari) e magicamente riportato al silenzio, in linea con le intenzioni del Chairman di Fox.
E’ interessante notare come Beth, moglie di Roger, adotti lo stesso linguaggio del marito, parlando di riprendersi la vera America e ne condivida le paranoie; emblematica, in tal senso, la scena del bunker sotterraneo presente nella loro abitazione di Garrison.
Nel terzo e quarto episodio della serie si era sottolineato come nel comportamento del CEO di Fox News, già partecipe in passato a diverse campagne presidenziali repubblicane (Nixon e Bush padre e figlio, ad esempio) fossero riscontrabili i prodromi di un particolare atteggiamento, denso di retorica nazionalista, che avrebbe poi spianato la strada all’elezione di Trump. In tal senso allora risulta fondamentale, nonostante la brevità, la scena in cui nel 2014 il character di Russel Crowe inizia a sostenere Donald Trump come futuro candidato del Partito Repubblicano, situazione che allora poteva sembrare folle a qualunque analista politico: appare evidente come, nonostante le numerose controversie sul proprio atteggiamento, il genio mediatico e l’intuito politico del conservatore originario di Warren siano senza eguali nel proprio campo.
Non è un caso, allora, che Showtime abbia deciso di puntare su questo prodotto seriale in questo preciso momento storico, andando ad attaccare non solo una diretta concorrente come la Fox, ma sottilmente anche il Presidente in carica, che l’anno prossimo dovrà affrontare la campagna per una sua eventuale rielezione.
Nel finale di puntata si assiste ad un duplice salto temporale, prima nel 2013 e successivamente nel 2014, in modo da portare lo spettatore verso il 2015, anno di cui si occuperà il prossimo episodio. Ed è nella porzioni di trama dedicata al 2014 che si assiste ad un colpo di scena destinato a cambiare radicalmente le carte in tavola, il così detto inizio della fine.
Gretchen, una splendida Naomi Watts, stanca degli atteggiamenti inopportuni di Alies e dei suoi abusi di potere, decide di sfruttare il proprio fascino registrando una delle tante conversazioni poco ortodosse avute con Roger, prima mossa che probabilmente darà il via ad un piano ben preciso per mettere nei guai il potentissimo capo di Fox.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Maggiore spazio a Gretchen, Brian e Joe, personaggi secondari fino ad ora poco considerati
  • Ancora una volta l’eccelsa interpretazione di Russel Crowe
  • La megalomania e le paranoie di Alies ormai fuori controllo
  • La scena sulla candidatura di Trump, Roger si conferma un genio nel proprio settore
  • La mossa di Gretchen, il regno del boss di Fox inizia a sgretolarsi
  • Niente da segnalare

 

Un episodio perfetto per The Loudest Voice che racchiude tutte le tematiche principali affrontate dallo show sino ad ora, dalla politica alle controverse relazioni personali di Roger Alies. Trovare qualcosa di negativo in questo quinto episodio è impossibile, motivo per cui la valutazione non può che essere il massimo dei voti. Chapeau.

 

2009 1×04 0.34 milioni – 0.1 rating
2012 1×05 0.35 milioni – 0.1 rating

 

Daniele Abbatini

Cinefilo disperato e divoratore di serie tv, venera due antiche divinità: Sergio Leone e Gian Maria Volontè.
Lostiano intransigente, zerocalcariano, il suo spirito guida è un mix tra Alessandro Barbero e Franco Battiato.

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