The Last Man On Earth 4×10 – Paint MisbehavinTEMPO DI LETTURA 6 min

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Sarebbe troppo facile, per un qualsiasi appassionato di sport, aprire Wikipedia, leggere le statistiche e decidere in base a ciò chi è un campione e chi non lo è. Sebbene non esiste un criterio universale, un metodo particolarmente efficace è quello che si concentra, più che sulla media (la quale sicuramente influisce, in ogni caso), sui momenti di massimo splendore del soggetto in questione. È palese, infatti, che un campione abbia, come migliori risultati, dei successi più significativi rispetto a quelli ottenuti, durante il proprio periodo d’oro, da chi campione non è.
Spostandoci verso l’ambito televisivo, sostanzialmente il nucleo centrale del discorso rimane lo stesso: ci sono alcune serie tv sulle quali è quasi inutile discutere (che Mad Men, The Wire, Breaking Bad ed altri prodotti di questa qualità appartengano alla categoria dei campioni è quasi banale, così come sarebbe dirlo a proposito di Messi, Cristiano Ronaldo o LeBron James), e poi quelle sulle quali la discussione si complica molto. “The Last Man On Earth”, ad esempio, può appartenere o no a questa categoria? Non esiste una risposta univoca: una certa incostanza palesata spesso e volentieri (anche in tempi recenti) non permette di inserirla pienamente assieme a molti altri show che hanno scritto la storia ma, allo stesso tempo, i suoi migliori momenti presentano una qualità molto alta, tale da rendere praticamente impossibile ignorarli. Si può dire, dunque, che TLMOE non sia un campione ma che, in modo più o meno frequente, abbia dei colpi degni dei campioni e che questo rende molto più sopportabile la visione degli episodi meno ispirati. “Paint Misbehavin”, assieme a “Karl“, rappresenta uno degli esempi più lampanti di quanto detto in questa introduzione, essendo due puntate di altissimo livello, arrivate dopo un periodo di stanca, contraddistinto da sufficienze risicate o da insufficienze.

Phil: “Oh, uh, name one character misjudgment

Gail: “Pat. Pamela. Lewis. Phil

Phil: “That’s four. I said name one.

Sin dall’inizio dello show, il personaggio di Tandy ha mostrato una lista pressoché infinita di difetti; tra di essi, ce ne sono due particolarmente importanti per quanto riguarda il suo modo di gestire le relazioni sociali con i nuovi arrivati. Il character interpretato da Will Forte (in stato di grazia, come al solito), infatti, riesce a combinare due caratteristiche piuttosto antitetiche tra loro: quando un nuovo personaggio cerca di integrarsi nel gruppo, Tandy si distingue sia per una morbosa ricerca di accettazione e rispetto, sia per un inestinguibile sentimento di sospetto ed invidia, dato che questo nuovo membro, spesso e volentieri, diventa ben presto più popolare di lui all’interno del gruppo. Come tutti i fenomeni, sono presenti delle eccezioni; in questo caso specifico, possiamo trovare due personaggi che sono stati da subito simpatici a Tandy: Pat e Pamela, ossia le due persone più pericolose che il gruppo abbia mai incontrato (eccetto Karl, ovviamente). È quindi piuttosto sorprendente che sia proprio lui il primo ad avere dei sospetti circa il nuovo arrivato ed è, al tempo stesso, assolutamente comprensibile il generale scetticismo nei confronti della sua reazione. Si tratta, in fin dei conti, di un classico caso che richiama la favola “Al lupo! Al lupo” del poeta greco Esopo.
Ci si potrebbe chiedere, a questo punto, come mai Tandy sia riuscito, per la prima volta in tutta la serie, a giudicare correttamente una persona sin dal loro primo incontro. Si potrebbe pensare ad una casualità, dettata dalla legge dei grandi numeri, usata in modo strumentale dagli autori per costruirci su una delle storyline centrali della puntata. In realtà, si può notare come Karl sia, per alcuni versi, molto simili al protagonista di questo show (ovviamente, non per quanto riguarda la componente assassina): sin dalle prime presentazioni con i vari membri del gruppo, il personaggio di Fred Armisen si è mostrato estremamente abile nell’inventare storie assurde e di concatenarle tra loro in un crescendo rossiniano, una delle tendenze preferite di Tandy. A differenza di quest’ultimo, però, Karl è riuscito, almeno all’inizio, a darla a bere agli altri; ciò è dovuto, senza ombra di dubbio, al suo essere un serial killer: dato il modus operandi da lui utilizzato, era fondamentale convincere le proprie vittime a fidarsi, in un primo momento di lui, tanto da essere disposti ad andare a casa sua (quindi, a casa di uno sconosciuto) per farsi fare un ritratto. Al di là di queste differenze, il punto centrale di questo paragrafo consiste nell’evidenziare come Tandy abbia subito avuto dei sospetti nei confronti di Karl perché ha qualcosa in comune con lui, qualcosa che gli altri non hanno e chge non ha permesso loro di capire, almeno inizialmente, la natura del nuovo arrivato.

“You’ve come too far. These people are your friends. There has to be another way.”

Un castello sorretto su una serie infinita di bugie, però, non può durare a lungo, specialmente se a ciò si aggiunge un istinto omicida alquanto forte. Per questo, Karl inizia ben presto a commettere errori, sempre notati da Tandy. Se la situazione fosse questa, il serial killer potrebbe dormire ancora sonni relativamente tranquilli, dato che non molti crederebbero a Tandy. Ora, però, anche Todd (una persona che, a differenza dell’amico, è ritenuta affidabile) è ben consapevole della situazione, è prevedibile che si arrivi ad una rapida escalation. Non ci vorrà molto, infatti, a collegare l’immagine di Karl al cimitero con i suoi racconti sul serial killer. Si potrebbe assistere, quindi, ad una situazione simile a quella di Pat Boone, con il gruppo che cerca di farlo fuori.
L’altro tema della puntata, quello della ricerca di Jasper, è stato sicuramente meno incisivo (e con meno minutaggio), ma ha lasciato uno spunto interessante per il futuro, ossia quello del rapporto tra Melissa e Jasper. Sembra, infatti, che la donna sia a conoscenza del nascondiglio del bambino, tenendo nascosta questa informazione agli altri. L’auspicio è che lo sviluppo di questa storyline possa dare nuova linfa a due personaggi spesso e volentieri in secondo piano.
Menzione finale necessaria per la scena durante la quale Tandy ha presentato Karl agli altri: una delle cifre stilistiche di TLMOE, infatti, è da sempre quella di far morire le guest star pochi secondi dopo essersi presentati (è successo con Will Ferrell, Jack Black e Jon Hamm). Vedendo Fred Armisen crivellato di colpi, dunque, ha fatto tornare subito alla mente quegli episodi; in realtà, come abbiamo visto, lo svilupparsi della vicenda è stato l’opposto di quanto ci si aspettava, e quindi doppiamente geniale.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La presentazione di Karl
  • The nickname accumulator 
  • Tandy e i cerotti
  • La scena finale
  • Possibili scenari futuri
  • Il prossimo episodio andrà in onda il 12 marzo 

 

Dopo un periodo contraddistinto da una certa mancanza di brillantezza, “The Last Man On Earth” confeziona il secondo episodio consecutivo senza difetti. In attesa di vedere la prossima puntata (tra quasi due mesi), non possiamo che benedire.

 

Karl 4×09 2.96 milioni – 1.1 rating
Paint Misbehavin 4×10 3.35 milioni – 1.2 rating

 

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