The Man In The High Castle 3×01 – Now More Than Ever, We Care About YouTEMPO DI LETTURA 5 min

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Nonostante sia stata una delle serie più importanti su cui Amazon ha puntato molto per alzare ulteriormente di livello il proprio servizio streaming, quasi due anni di assenza, in un mercato che ogni settimana rilascia nuovi prodotti, potrebbero mettere in difficoltà anche lo show più solido. Come se la cava allora l’improvvisamente redivivo The Man In The High Castle? Un po’ come il proverbiale bicchiere che è difficile stabilire se sia mezzo pieno o mezzo vuoto, con degli aspetti sicuramente lodevoli e interessanti e altri ancora che zavorrano la visione di questi troppi settanta minuti di première.

Juliana Crain: “So the first film was a fake.
Hawthorne Abendsen: “Please. A fiction, a message in a bottle to open people’s minds.
Juliana Crain: “What if the Allies won the war?
Hawthorne Abendsen: “Exactly. What if?

La seconda stagione terminava, in estrema sintesi, con un enorme esplosione nell’America Nipponica e una congiura nel cuore più profondo del Reich, lasciando ampio spazio alla promessa di approfondire successivamente i punti di intersezione tra realtà tra loro alternative, sia grazie alla figura del ministro Tagomi, sia con il “ritorno” della sorella di Juliana, Trudy. Da questo punto di vista però “Now More Than Ever, We Care About You” si limita a svolgere il ruolo di una prima puntata qualsiasi, semplicemente passando in rassegna tutte e tre le divisioni territoriali americane dove si trovano i vari protagonisti dopo gli avvenimenti di “Fallout“. Vi è, sì, la conferma che la Trudy comparsa nel precedente cliffhanger proviene da una timeline alternativa – come era quasi scontato – dove è lei ad aver perso la sorella, ma il tema non viene ancora affrontato in modo decisivo, ci sarà fortunatamente molto più tempo. Fortunatamente, perché è bene ricordare che il materiale di partenza del romanzo si è sostanzialmente esaurito nel corso della prima stagione: volersi addentrare nel campo fantascientifico di cui P.K. Dick è stato prolifico scrittore, mettersi in competizione con lui per originalità e inventiva, per così dire, è una sfida che richiede una corposa dose di pazienza e cautela, anche perché, già allo stato attuale delle cose, qualche errore di continuità è stato commesso, come (piccolo esempio) la canzone “Tomorrow Belongs To Me” composta solo nel 1965, mentre i fatti narrati sono ambientati nella primavera del ’63.
Negli stati sul Pacifico la narrazione si sofferma poco, anche in virtù del finale di puntata, lasciando addirittura indefinita la sorte di alcuni personaggi (Ed e Frank non pervenuti a questo giro) e il passati di altri (come è sopravvissuto l’ispettore Chido all’esplosione della bomba?) così come nei territori cosidetti neutrali dove si sono rifugiate le sorelle Crain insieme ad Abendsen e dove incontreranno la new entry stagionale Wyatt interpretato da Jason O’Mara (The Good Wife, Agents Of S.H.I.E.L.D.). Ad ovest dunque, a parte l’improvvisa e d’effetto scomparsa dell’intera Monument Valley, succede poco, anche se bisogna riconoscere la volontà di non continuare per questa strada a lungo, anzi: nelle passate stagioni il viaggio di Juliana per raggiungere Tagomi sarebbe durato svariate puntate, mentre questa volta si è scelto di arrivare più velocemente al sodo.

John Smith: “Tomorrow, as a family, we are gonna be celebrating your brother. We want the world to know how proud we are of Thomas, don’t we? And the choice that he made. No matter how we feel.
First Daughter: “How do you feel, daddy?
John Smith: “Oh, honey. I wake up in the morning and… I remember he’s not here. And then I have to remind myself that, because of what he did, the message that he sent, he’s not ours anymore. He’s not just our Thomas. He kind of belongs to everyone now, you know?
Second Daughter: “So it’s okay to be happy and sad tomorrow?

È a est invece che si concentra la maggior parte del minutaggio di “Now More Than Ever, We Care About You”, sia a livello personale che politico. Proprio questo aspetto è quello che, soprattutto dalla passata stagione, ha più convinto di The Man In The High Castle. Le vecchie istituzioni scomparse del secolo scorso non si comportano in modo molto dissimile dalle strutture societarie moderne, se non per qualche svastica appesa in giro per New York. Il ritorno di Nicole Dörmer, la bionda “nipote di Goebbels”, gli intrighi da una parte all’altra dell’Atlantico, Himmler nominato nuovo Fuhrer e alcuni dettagli – molto apprezzabile la scelta di far diventare George Lincoln Rockwell, nella realtà fondatore del Partito Nazista Americano (1959), il Reichsmarshall dei territori occupati – contribuiscono a movimentare l’intero episodio, alleggerendo la visione dell’intera puntata, talvolta troppo indulgente.
Inoltre, a livello di caratterizzazione, Joe Black (impressionante la tensione messa in scena nell’esecuzione del padre) e John Smith sono decisamente una spanna sopra tutti gli altri, in particolare il secondo interpretato dall’ormai ottima conferma Rufus Sewell. La sua performance fisica rende appieno il peso di chi ha fatto di tutto per salvare la propria comunità, il proprio paese, la propria causa, perdendo nel mentre tutti i rapporti fondamentali. Il terrore negli occhi quando, alla cerimonia di commemorazione della scomparsa del primogenito Thomas, le prime ad alzarsi in piedi cieche ed indottrinate per il consueto “saluto alla vittoria” sono proprio le sue due figlie vale da solo il prezzo del biglietto di questa première leggermente sottotono.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Rufus Sewell
  • La detenzione di Joe Black a Berlino
  • Bye bye, Monument Valley
  • Regia e scenografie di alto livello
  • Intrighi politici
  • Andrà decisamente più approfondito questo misterioso “destino” di Juliana
  • Ritmo complessivamente troppo lento per un episodio troppo lungo
  • Niente di nuovo sul fronte occidentale
  • Alexa Davalos dovrebbe essere l’attrice protagonista ma convince meno di altri

 

Dopo che la scorsa stagione si è trascinata stancamente per tutta la parte centrale risvegliandosi solo per la fine dei giochi, in attesa di vedere come si svilupperà questa, procediamo con i piedi di piombo e salviamo un episodio comunque di buona fattura con delle scene in particolare di ottimo livello.

 

Fallout 2×10 ND milioni – ND rating
Now More Than Ever, We Care About You 3×01 ND milioni – ND rating

 

Dario ha circa 20 anni e continuerà ad averli fintantoché un dipinto in soffitta invecchierà al posto suo. Alcune leggende raccontano di una grande passione per il tabacco, i libri americani, il cinema e l'alcol, ma una estrema ricerca della perfezione come virtù lo tengono lontano da ogni eccesso. Mentre non si impegna a capire perché gli è sconsigliato vivere di notte come i gatti, scrive legge e fa.

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