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Doctor Who 11×08 – The WitchfindersTEMPO DI LETTURA 4 min

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Si può forse parlare di passo avanti, rispetto all’ultimo episodio e in genere all’andazzo generale dell’undicesima stagione? Forse sì. Innanzitutto “The Witchfinders” ha del potenziale per come la trama è ben strutturata, arrivando alla soluzione aliena solo nelle battute finali, delimitando quel trash di cui si parlerà più avanti e lasciando spazio all’ambientazione storica e alla tematica della caccia alle streghe.
I companion hanno una buona distribuzione di funzioni, rispetto alle ultime uscite – forse solo Yaz vagamente sottotono – ma il loro apporto diventa efficace nel momento in cui, come in questo caso, il Dottore si prende tutta la scena, relegandoli al ruolo di quasi-spettatori, facendoli così intervenire il giusto e riducendo l’azione.
La cosa importante, nel frenare l’azione dei companion, è l’apporto comico che questi possono garantire, in modo misurato e leggero, ma sicuramente efficace. Ovviamente la parte del leone, in questo senso, la svolge Alan Cummings – l’indimenticabile Eli di The Good Wife – interpretando un istrionico King James I. La recitazione caricaturale e teatrale (con l’eccezionale colonna sonora di presentazione) offre perfettamente il fianco ad un buon apporto comico, soprattutto per Graham (che non si scompone indossando un ridicolo cappello) e con Ryan, la cui comicità estremamente fisica e facciale trova terreno fertile.
Certo, a questo punto si potrebbe scendere e sbirciare la votazione finale, accorgendosi così che, malgrado le considerazioni positive, non ci si è distaccati troppo dallo straccio di sufficienza che ha accompagnato gran parte delle ultime recensioni di questa stagione. Il problema è che non si può non fare i conti con alcuni aspetti e riflessioni che, mano a mano che si prosegue con la visione, trovano sempre maggiore conferma. Intanto la somiglianza di questo nuovo corso di Chibnall con la serie classica, con la dovuta compressione di tempi. Per carità, non si vuole rinnegare il passato glorioso di DW ma, appunto, si parla di un periodo che va dal 1963 al 1989, ovvero preistoria televisiva. La struttura filler, si è ripetuto tante volte, era stata annunciata e andava messa in conto. Ma c’è anche da dire che non c’è stato un solo episodio che non avesse elementi già visti e ricorrenti, come se Chibnall (e di conseguenza Whittaker) stessero facendo un giro di prova in tutti gli elementi più classici e ricorrenti dello show. A volerla dire tutta, le creature di fango ricordano tantissimo elementi del recente “The Pilot“, oppure i mostri d’acqua di “Water Of Mars”, dei tempi di Tennant. Riprendere la serie classica, quindi, può andare bene con un gioco di rimandi e omaggi, ma riproporre strutture di trama già viste è soltanto un gioco assai rischioso (e gli ascolti ne sono una testimonianza).
L’idea della prigione antichissima non è male, il problema è la natura degli alieni. Tralasciando la somiglianza con gli alieni “guerrafondai” della premiére, sia nell’aspetto che nella natura propria della specie, uno spauracchio torna alla mente dello spettatore. La piccola dose trash regalata da queste creature rimanda direttamente all’esperienza non propriamente riuscita di Class, il recente spin-off cancellato dopo una sola mediocre stagione. Caratteristica di quello show era proprio una maggiore superficialità anche scenica, rispetto alla profondità della serie madre. Forse non è il caso di aggiungere altro a tal proposito.
Da segnalare, invece, la tematica di genere, inevitabile in un episodio ambientato durante la caccia alle streghe. Ciò che emerge, a dosi minime, sono riflessioni del Dottore stesso con paragoni sul suo diverso sesso nelle precedenti incarnazioni. Ovviamente palesi riferimenti al passato – per fare un esempio: non si è mai vista la classica carrellata di volti precedenti, nell’affermazione della nuova incarnazione – non ve ne sono stati. Tuttavia, in maniera elegante e leggera, viene posta la lente di ingrandimento sulla questione, quando il Re, anche tramite la psychic paper, rifiuta di vedere il Dottore come capo. Piccoli frammenti nei dialoghi e alcune battute del Dottore sembrano addirittura richiamare a riferimenti meta, come ai tempi di Moffat quando lo showrunner prendeva parola tramite il protagonista. In questo caso, degna di nota è la parte in cui il Dottore, ad un certo punto, chiede a gran voce il perché di una tale mancanza di fiducia nei suoi confronti, non considerando che vi possa essere dietro un piano ben preciso o comunque delle idee chiare. Ciò che si augura qualsiasi appassionato di Doctor Who in questo momento, qualora fosse stato veramente Chibnall a parlare.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Alan Cummings
  • Graham con il cappello
  • Solito apporto comico di Ryan
  • Companion quasi spettatori e Dottore al centro della scena
  • Ambientazione ben riuscita, con gli alieni fatti saltare fuori solo nell’ultima parte
  • Buona l’idea della prigione antichissima
  • Alcune riflessioni sull’identità del Dottore…
  • Come al solito struttura di trama ricalcata da schemi del passato
  • Alieni trash e simili ad alcuni già visti
  • Mostri di fango: niente di nuovo
  • …ma poche e buttate lì tanto per

 

In un periodo in cui a livello televisivo è stato detto tutto e il contrario di tutto, voler prendere il timone di una serie tv puntando ad un appiattimento e ad una “normalizzazione” della stessa potrebbe essere molto rischioso.

 

Kerblam! 11×07 5.93 milioni – ND rating
The Witchfinders 11×08 5.66 milioni – ND rating

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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