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The Walking Dead: The Ones Who Live 1×06 – The Last TimeTEMPO DI LETTURA 4 min

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The Walking Dead: The Ones Who Live 1x06 recensioneImpossibile evitare gli spoiler che si sono susseguiti sui vari social dopo la messa in onda dell’ultimo episodio di The Walking Dead: The Ones Who Live. Le immagini ed i fotogrammi della sequenza finale, infatti, sono stati proposti e riproposti da tutte le pagine Facebook o Instagram di The Walking Dead.
Solo, quindi, vivendo in qualche capanna sperduta della Papua Nuova Guinea, si sarebbe potuto rimanere all’oscuro del destino di Rick e Michonne.
Le ultime scene, dunque, sono una conclusione degna e necessaria ed è quello che lo spettatore si aspetta dopo aver atteso fin dal 2018, anno in cui il personaggio di Rick Grimes abbandona la serie di TWD nell’episodio “What Comes After“.

“THIS IS THE SHIT WE DO”


“The Last Time” è, tutto sommato, un episodio pienamente sufficiente che serve a tirare le fila di questo ennesimo spin-off di The Walking Dead. Uno spin-off che non brilla di certo per originalità e spessore narrativo, ma comunque un prodotto che sa difendersi pur con i suoi difetti, con la sua banalità, con i suoi personaggi secondari completamente senza carisma (coff coff, Command Sergeant Major Pearl Thorne, coff coff) e con la sempre immancabile immortalità dei protagonisti che sopravvivono anche lanciandosi dagli elicotteri senza paracadute.
Durante questa ultima puntata Scott M. Gimple e Channing Powell – sceneggiatori in carica – puntano tutto sull’effetto amarcord e vanno a toccare le corde giuste dei fan di vecchia data. Così, la carrellata di flashback delle passate stagioni di TWD (dalla prigione, al Governatore, passando per Negan e Carl) si trasforma in un grande momento di nostalgia e quasi quasi la lacrimuccia scende. Forse più per il ricordo della qualità (mai più superata) delle prime stagioni.
Anche la sequenza finale, come detto ad inizio recensione, fa parte di questa operazione nostalgia messa in campo dagli autori, con il ricongiungimento di Rick, Michonne, Judith e RJ.
Andrew Lincoln, Danai Gurira e Scott M. Gimple hanno affermato che non ci sono piani per una eventuale seconda stagione, quindi questa conclusione positiva e toccante era l’unica opzione necessaria. Almeno fino a quando non verranno richiamati in scena tipo nel finale di The Walking Dead: Daryl Dixon, tipo.

DILEMMA MORALE


Nel corso di tutti questi anni, l’universo di TWD ha affrontato il tema del confine sottile tra moralità e spirito di sopravvivenza un’infinità di volte. Cosa si è disposti a fare per sopravvivere e proteggere la propria famiglia?
Personaggi diametralmente opposti come Dale e Shane hanno portato la loro visione del mondo post-apocalittico e delle azioni necessarie (o non necessarie) per adattarsi a tale realtà. I vari ostacoli affrontati dal gruppo di Rick & Co. (Governatore, Terminus, i Salvatori e tanti altri) hanno fatto oscillare il pendolo della moralità da una fazione ad un’altra.
Anche in questo caso, dunque, con il CRM comandato da gente spietata che per difendere il proprio potere è disposta a sacrificare abitanti e bambini, Rick e Michonne scelgono ciò che è moralmente giusto da fare, nonostante le brutali conseguenze.
Niente di nuovo in termini di tematiche e situazioni, ma perfettamente in linea con la storia dei personaggi che hanno sempre avuto comunque il vizietto di distruggere ogni gruppo incontrato lungo il loro percorso. Il CRM è solo l’ultimo successo in tal senso.

COME SOPRAVVIVERE A BOMBE E GRANATE PART 8754


Nel corso della serie madre Rick Grimes e Michonne ne hanno passate di cotte e di crude, cadendo vittima di qualsiasi tipo di villain rimasto sulla faccia della Terra e, ciononostante, si sono sempre rialzati.
L’unico momento in cui la loro forza crolla è proprio quel quinto episodio della nona stagione in cui Rick si sacrifica per la sua famiglia e viene “rapito” da Jadis e condotto alla CRM. C’era da aspettarsi, dunque, che la coppia riunita avrebbe sfoderato le armi e dato del filo da torcere sia a Pearl Thorne che al Generale Beale, soprattutto dopo quanto appreso dal fantomatico Echelon Briefing.
Due personaggi come Rick e Michonne, che hanno fatto del motto “for the greater good” il loro mantra di vita, non avrebbero sicuramente potuto mettersi da parte e assistere alla distruzione di un’intera città e popolazione.
Certo, da qui a sopravvivere alla detonazione di decine di bombe nascondendosi sotto una bandiera, oppure attivare una granata davanti al proprio naso ed uscirne illeso ce ne passa, e qua ci si rifà nuovamente a quell’immortalità già citata poche righe sopra, immortalità a cui ormai non ci si fa nemmeno più caso. D’altronde poteva andare solo così, quindi si accetta il sei stiracchiato e lo si porta a casa.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Non tirarla troppo per le lunghe con episodi filler
  • Buona chimica tra Andrew Lincoln e Danai Gurira
  • “This is the shit we do”
  • Sequenza finale emozionante e l’unica conclusione possibile
  • Sopravvivere a decine e decine di detonazioni di bombe semplicemente nascondendosi sotto una bandiera
  • Sopravvivere allo scoppio di una granata a 1 cm
  • Riuscire a smantellare il marcio della CRM in venti minuti

 

Si conclude l’ennesimo spin-off della macchina da guerra (e da soldi) di The Walking Dead. Uno spin-off non totalmente da bocciare, con alcuni momenti e alcune sequenze che toccano le corde giuste dello spettatore. Un’operazione amarcord – soprattutto per quanto riguarda i flashback delle passate stagioni di TWD – ma finalmente Rick e Michonne si sono riuniti ai loro figli. Ora speriamo di mettere davvero la parola fine a quest’avventura che dura dal 2010.

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Se volete entrare nelle sue grazie, non dovete offendere: Buffy The Vampire Slayer, Harry Potter, la Juventus. In alternativa, offritele un Long Island. La prima Milf di Recenserie, ma guai a chiamarla mammina pancina.

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