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The Good Fight 6×03 – The End Of FootballTEMPO DI LETTURA 4 min

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The Good Fight 6x03 recensioneInizio di stagione altalenante per The Good Fight: i primi due episodi hanno messo in evidenza la solida qualità sui cui si regge la serie, che tuttavia vacilla quando non brilla come potrebbe.
Chiariamo che, comunque, un episodio di The Good Fight è sempre un episodio di The Good Fight e la scrittura di storie e personaggi non è quasi mai (mai) al di sotto della sufficienza. È chiaro che non si può paragonare un brutto episodio di TGF con un brutto episodio de La Casa di Carta. Ovvie considerazioni che ogni tanto è meglio sottolineare al fine di evitare paragoni tanto imbarazzanti quanto sbagliati.

DIANE E GLI ANNI’20


Non è ancora certo dove voglia portare la storyline di Diane. L’avvocato è più che mai provato dagli anni ’20 del corrente secolo e sente più che mai la necessità di riconnettersi con la realtà.
Seppur con passi incerti e tratti surreali, la trama di Diane ha comunque il pregio di raccontare così bene la società che, alla fine, costringe tutti a riconoscersi negli stimoli della narrazione. L’affanno di oggi e l’ansia, il male degli anni’20, costringono sempre più persone alla necessità di disintossicarsi dall’inondazione che arriva dai social media. Non è un particolare scontato quello raccontato tramite le vicende di Diane: informazioni, notizie, video di teneri gattini, articoli non ricercati ma che compaiono sotto i nostri occhi, perché queste sono le nuove regole del secolo e chi accende lo smartphone accetta le prepotenti condizioni imposte.

PANORAMICA SUI PERSONAGGI PRINCIPALI


I telespettatori sono abituati ai repentini cambi di cast che propone The Good Fight ad ogni stagione. Il passo celere con cui si sostituiscono i soci nominali dello studio è ormai un marchio di fabbrica, vecchio retaggio della serie madre.
Non c’è allora da temere se i nuovi personaggi debbano faticare per ritagliarsi una propria porzione di scena: Ri’Chard Lane appare un personaggio molto affasciante, tuttavia è vero anche che il suo avanzare nello studio è ancora in penombra. Non aiutano le interazioni con Liz, che dovrebbe essere sua partner principale, nello studio e nella serie. Sotto questo punto di vista la trama legale dedicata ai due perde di mordente e l’attenzione scema subito, nonostante l’intenzione di portate sempre qualcosa di nuovo tra le aule fittizie del tribunale di Chicago.
Tra i due soci principali, insomma, non è scattato il feeling giusto, quello che si ricorda tra Liz e Boseman, tra Will e Diane, tra Cary e Alicia, tra Liz e Daine. I successivi episodi avranno il compito di solidificare la partnership appena nata e non c’è nessun motivo per non dare fiducia alla scrittura dei coniugi King.
Spostando lo sguardo verso l’altra metà dello studio, bisogna rilevare come Diane sembra aver preso una storyline indipendente e a se stante rispetto alle vicende sociali. È ovvio che il personaggio della Lockhart sia in grado di sostenere un’intera trama senza bisogno di alcuna spalla, il terzo episodio, però, ricorda come l’avvocato brilli nelle storyline legali. Qualsiasi causa appioppata a Diane la fa emergere nella sua potenza scenica, e fa ritrovare con piacere il carisma di uno dei pilastri fondamentali della serie (madre e figlia).
Infine, breve cenno a Marissa e Carmen Moyo. Se la prima sta prendendo una deriva sempre più inutile allo sviluppo della serie, è la seconda che si sta lentamente facendo strada nei corridoi legali. Il rapporto con l’avvocato Lester è senz’altro un ottimo aiuto, così come i loschi affari in cui è ormai invischiata dalla scorsa stagione. In ogni caso Carmen Moyo regala sempre storyline stuzzicanti e casi legali che galleggiano in acque torbide. Non si poteva chiedere di meglio.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Diane, la digital detox e la narrazione degli anni ’20
  • Carmen Moyo e gli affari loschi dello studio
  • Ri’Chard Lane sembra un personaggio affascinante
  • Charles Lester è una presenza sempre piacevole
  • Diane in tribunale
  • Lemon Bishop si è redento!
  • Episodio meno scoppiettante dei precedenti
  • Apporto di Marissa alla serie sempre meno rilevante
  • Liz e Ri’Chard non mostrano molta sintonia nelle interazioni

 

Anche l’episodio meno frizzante di The Good Fight si conferma sempre sulla sufficienza. I palati sopraffini degli spettatori dei coniugi King sanno che la serie può toccare livelli altissimi, intanto il terzo episodio, seppur con una minor verve, si contraddistingue per la solita capacità narrativa sulla società e sul suo mutare nel tempo.

Lunatica, brutta, cinefila e mancina. Tutte le serie tv sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre.

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