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The Serpent 1×02 – Episode TwoTEMPO DI LETTURA 4 min

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The Serpent 1x02 recensione“Why not go over and say hello? But you don’t call yourself Marie-Andree. Say you’re Monique. Tell them you’re a fashion model and I’m your photographer husband. We’ll make them love us.”

Dopo un’introduzione incerta e confusionaria, The Serpent comincia a definire meglio la narrazione e a imboccare definitivamente la strada da intraprendere per i prossimi episodi.
Se infatti il pilot aveva fiocamente portato in scena la storia di Charles Sobhraj, “Episode Two” riprende prepotentemente le fila della storia e fa un passo indietro, narrando il tutto dal punto di vista di Marie-Andree Leclerc.

MARIE-ANDREE & CHARLES: IL SODALIZIO AMOROSO


“Alain. Is that your name?”
“Yes Alain, just as you are Monique.”
“And as I am Marie-Andree?”
“I am Charles.”

La storia è narrata dal punto di vista di Monique, la cui voce accompagna gli spettatori per tutta la puntata dove, in uno slancio di sincerità e quasi a giustificazione delle proprie azioni, inizia il racconto di quello che sarà il sodalizio d’amore e di crimine tra Charles e Marie-Andree, in un crescendo di ansia, terrore e fascino.
Per tutta la durata dell’episodio lo spettatore non ha ben chiaro lo stato d’animo di Marie, che si trova perfettamente in equilibrio tra quello che sospetta e quello che teme di sapere. La ragazza inizialmente sembra prendere con troppa superficialità la complessa personalità di Charles e senza capire bene chi si ritrovi di fronte, si tuffa in una storia d’amore che non avrà un lieto fine.

MONIQUE & ALAIN: IL SODALIZIO CRIMINOSO


“You are Monique now. Not Marie-Andree anymore.”

L’episodio è interamente costruito sulle parole di Monique, eppure, ancora una volta, il protagonista indiscusso è Charles Sobhraj. Attraverso gli occhi della sua amante, lo spettatore torna a scrutare questa personalità tanto affascinante quanto agghiacciante e il perno della narrazione torna ad essere la capacità del protagonista di ammaliare chiunque gli graviti intorno, rendendo le proprie prede docili e rilassate.
Quello che spicca immediatamente è l’innata capacità di Sobhraj di ispirare incondizionata simpatia e fiducia nelle persone, a tal punto da non aver bisogno di coercizione fisica per avvicinarle quanto più possibile. Ed è quello che un po’ è successo anche a Marie-Andree, che si rivela essere anche lei una preda dell’omicida.
Se inizialmente la ragazza è un’altra vittima della machiavellica personalità di Sobhraj, è chiaro che in seguito ne diverrà una complice consapevole. Ma in quale momento Marie comincia a essere davvero conscia di cosa accade? E qual è il momento in cui sceglie di aiutare Alain? La nuova identità datale da Charles le provoca inevitabilmente dubbi, angosce e inquietudini, ma è nel passaggio da Marie-Andree a Monique che la ragazza acquisisce consapevolezza di quello che accade e sceglie, alzando il volume della radio, di farlo accadere.

QUALCOSA COMINCIA A FUNZIONARE


“Marie is terrified, but Monique has to stay calm. Can I play this role forever?
[…] Marie-Andree is screaming for it to stop. But Monique… she just cannot.”

La dualità portata in scena è l’arma vincente di questo secondo episodio, che accanto al temperamento di Sobhraj vuole introdurre il personaggio della Leclerc tentando di mostrarne le fragilità e i tentennamenti nell’evoluzione della donna da vittima a complice.
“Episode Two” si mostra come una sorta di secondo pilot meglio riuscito. Alla luce delle deboli informazioni acquisite nello scorso episodio, ora la storia inizia a farsi più chiara e interessante e anche i salti temporali diventano più gestibili, iniziando a delinearsi una cronologia degli eventi (e degli omicidi).
La tecnica di tornare sui fatti narrati nel precedente episodio, per mostrarli dal punto di vista di Monique, si rivela efficace affinché lo spettatore assimili meglio la storia e allo stesso tempo ne tragga le dovute riflessioni introdotte dal personaggio di Jenna Coleman.
D’altro canto c’è ancora da dire che il ripetuto utilizzo del salto temporale non aiuta una narrazione che rimane comunque troppo frammentata, non distinguendo bene gli intenti e i pensieri dei personaggi in un prima e in un dopo.
In ultima analisi, non si può non menzionare la regia, che fa un lavoro di non poco conto: finora nessun omicidio è stato portato on screen, eppure la sensazione di macabro è più distinta che mai.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Vera e propria introduzione del personaggio di Marie-Andree/Monique
  • Salti temporali leggermente più gestibili
  • Tahar Rahim è un perfetto Charles, magnetico e inquietante
  • Regia e fotografia hanno un ruolo da leoni
  • Atmosfera macabra
  • Dualità del personaggio di Jenna Coleman e passaggio da vittima a carnefice
  • Minutaggio troppo pesante
  • Salti temporali ancora molto confusionari
  • La narrazione dell’ambasciatore Knippenberg per ora è alquanto noiosa

 

Il punto di vista di Marie-Andree/Monique chiarisce alcuni punti chiave della narrazione, dando ufficialmente inizio al sodalizio di amore e crimine tra i due protagonisti.

Lunatica, brutta, cinefila e mancina. Tutte le serie tv sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre.

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