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The Boys 3×07 – Here Comes A Candle To Light You To BedTEMPO DI LETTURA 6 min

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The Boys 3x07 - recensioneDove The Boys si è sempre distinto, nell’epoca dei cinecomic, non è solo nei suoi contenuti crudi, violenti e provocatori, ma anche nella sua incredibile aderenza della realtà contemporanea, in particolar modo nelle sue componenti più oscure e deplorevoli, in un mondo dominato dai “Super”.
Se infatti la trama, con la progressione delle stagioni, ha subito un certo calo, ormai sempre più ridotta all’osso (con Homelander, eccessivamente, accentratore supremo), tutta la prima parte della stagione si è concentrata sulla metafora, neanche troppo velata, della società odierna, specie nella sua critica spietata al ruolo dei mass media, senza risparmiare le colpe di una platea fin troppo credulona, priva di doti particolarmente analitiche.
Se da un lato, allora, “Here Comes A Candle To Light You To Bed” continua su questa linea, vedasi soprattutto lo scontro tra M.M. ed il compagno della sua ex moglie, dall’altro, come suggerisce anche il lunghissimo titolo, scende ancor più nel personale del singolo individuo, in un approfondimento psicologico tanto atipico ed interessante non tanto per i contenuti, ma proprio perché figlio dello stile e del contesto “straordinario” dello show, balzando subito nelle prime posizioni tra gli episodi più riusciti della serie.

Soldier Boy:What father wouldn’t want this for his own son?

“SUPER” TRAUMI DEL PASSATO


Nel presentare i risvolti ed i traumi del passato dei personaggi di Black Noir e Butcher, gli autori in un colpo solo dimostrano tanto la potenzialità ancora viva del loro racconto, soprattutto in termini di messa in scena, quanto la forza narrativa degli stessi protagonisti che con la loro interiorità così compromessa, eppure così umana, reggono solidamente la sua impalcatura.
Per Black Noir si tratta di un approfondimento a lungo atteso,che finalmente trova le sue luci della ribalta. E che palcoscenico, verrebbe da dire. La bravura qui, come anticipato, sta tutta nella sorprendente trasposizione della sua backstory personale, in qualche modo “classica” e preventivabile, segnata com’è dal comportamento ignobile e vessatorio di Soldier Boy nei suoi confronti, ma col colpo di genio dell’animazione “disneyana” che diventa presto un incubo irriverente in stile Griffin. Tra “black humor” (su tutti, il desiderio del supereroe di interpretare il protagonista della celebre saga di Beverly Hills Cop.) e profonda commozione, lo spettacolo che va in scena nella sua mente è incredibile e vale da solo la visione dell’episodio.
Ancor più sorprendente, da un’altro punto di vista, è allora il viaggio in un’altra mente ancor più tormentata, ossia quella di Butcher. Nel suo caso, infatti, ciò che più stupisce è come un character tanto centrale, e quindi tanto approfondito in precedenza, abbia ancora qualcosa da raccontare. “Here Comes A Candle To Light You To Bed” si occupa di riempire l’ultimo tassello ancora sconosciuto del suo passato, solo accennato con la fugace, per quanto decisamente intensa, apparizione di John Noble nella scorsa stagione. Anche stavolta, niente che non sia stato narrato in altri lidi, eppure i terribili abusi da parte del padre ed i sensi di colpa per il tragico abbandono del fratello Lenny regalano momenti di forte emozioni, specie grazie ad un montaggio alternato col presente capace di ridisegnare totalmente la sua intera relazione con Hughie, fin dal principio. E per una serie ed una trama che sembravano non aver più “nulla da dire” è sicuramente degno di merito.
Quasi a voler rimarcare questo punto, quindi, ecco che il vero plot twist “originale” dell’episodio riguarda proprio il personaggio che, più di tutti, sembrava oramai spremuto fino all’osso. E non è ancora un caso se ciò accade proprio in una puntata come questa, focalizzata sulle colpe dei padri e il loro ciclo infinito che si ripercuote sulle generazioni successive. Altro colpo di scena non certo nuovo alla narrativa, dove regna l’iconico “Io sono tuo padre di starwarsiana memoria, che comunque nel suo discostarsi completamente dal fumetto di riferimento (anche in modo alquanto disturbante, se si pensa al rapporto tra i due supereroi nell’Herogasm), nasconde diverse ed importanti implicazioni, a partire naturalmente dalla psicologia del “figlio ritrovato” Homelander.

THE POWER OF LOVE


Gran parte dei problemi mentali del Patriota, come ormai ribadito più volte, stanno infatti tutti nel suo essere nato in provetta, senza una famiglia, quindi in mancanza, da un punto di vista classico “fumettistico”, di una vera e propria “origin story”, ossia quel passaggio fondamentale nell’origine di un supereroe che lo responsabilizza, che lo aiuta a comprendere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Senza uno Zio Ben o un Jonathan Kent ad indirizzare il suo cammino, Homelander è cresciuto esclusivamente come il “prodotto” di un’azienda, che gli ha sì donato un potere illimitato, ma che non gli ha fornito degli strumenti, né tantomeno una ragione su come utilizzarlo al meglio, per il bene dell’umanità. Ciò che quest’episodio rivela è che lo stesso trattamento è stato riservato a suo padre. Come lui, infatti, Soldier Boy non è stato affatto un’eroe di guerra, ma era solo un altro “strumento” pubblicitario; così facendo quel potere, fisico ma soprattutto politico che sembrava una semplice eredità diretta, caratterizzata da oppressione e delirio di onnipotenza, adesso diventa una dinastia.
A far da contraltare, positivo, alla spietata “famiglia ritrovata”, ecco che l’altro focus di puntata è tutta su coloro che quel potere l’hanno odiato a lungo, per poi capire finalmente come utilizzarlo, riscrivendo totalmente la propria “origin story”. È il caso di Kimiko che sceglie di re-iniettarsi il “compund V” per proteggere Frankie. È il caso di Annie, che prima coraggiosamente sfrutta la sua influenza mediatica per combattere apertamente la Vaught, per poi concentrare tutte le proprie forze sul salvare Hughie, nonostante le loro divergenze. Ed in fondo vale lo stesso per Butcher e Hughie, pur dominati da sentimenti più egoistici, che scelgono di “avvelenarsi” (e “avvelenare”) in nome di una causa più “alta”. È “il potere dell’amore” verso l’altro contro quello riservato esclusivamente a se stessi, chiaramente in stile The Boys.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Lo spettacolo “Disney” nella mente di Black Noir
  • Il tragico passato di Butcher, l’ultimo tassello
  • Eddie Murphy che deve ringraziare Soldier Boy o non avremmo avuto il suo iconico Axel Foley
  • Kimiko e Frankie
  • La riscossa di Starlight
  • La rivelazione finale alla “Io sono tuo padre”…
  • … che naturalmente presenta i suoi rischi di banalità
  • Come d’altronde lo erano le backstory di Black Noir e Butcher, potenzialmente “già viste” e pure risolte alla grande
  • Homelander continua ad essere spremuto fino all’osso, ecco la chance per rinnovare l’interesse

 

Episodio di attesi approfondimenti, anche sorprendenti nella loro trasposizione sullo schermo, che termina con un colpo di scena sulla carta totale. Che sia piaciuto o no, il messaggio che traspare è lampante: proprio quando si stavano per perdere le speranze, quasi con la rassegnazione di dover guardare la serie aspettando esclusivamente la trovata “folle” e scioccante, ecco che The Boys dimostra di avere ancora “qualcosa da dire”.

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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