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The Lord Of The Rings: The Rings Of Power 1×05 – PartingsTEMPO DI LETTURA 4 min

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Il Signore Degli Anelli Gli Anelli Del Potere 1x05 recensionePassato il giro di boa e dopo aver conquistato faticosamente due Thank Them All e due Save Them All, la costosissima fatica degli Amazon Studios arriva al suo primo vero passo falso. Un passo falso determinato da tanti fattori già elencati precedentemente nelle varie recensioni della serie scritta e creata dal misconosciuto duo J. D. Payne e Patrick McKay. Giusto per citarne alcune e rinfrescare la memoria:

Si può essere accusati di parziale generosità nell’analisi delle precedenti puntate di questa prima stagione, una generosità magari anche dovuta ad un’oggettiva bellezza delle scene, con una regia che regala soddisfazioni per gli occhi pur comunque non rimanendo priva di difetti (leggasi gli stacchi continui tra le diverse scene). Tuttavia, anche questa bontà di fondo che si è avuta finora è arrivata ad esaurirsi.
Lo si afferma dopo la constatazione che, nei 344 minuti di tempo avuto a disposizione (rispettivamente 65′ per il pilot, 67′ per “Adrift“, 69′ per “Adar“, 71′ per lo scorso “The Great Wave“, 72” per questo quinto episodio), la trama è ancora piuttosto abbozzata, per non dire banalotta. Giusto per fare un paragone magari non appropriato ma sicuramente efficace: nello stesso tempo, la trilogia di Peter Jackson aveva già introdotto con successo tutti i vari character e stava ponendo fine alla famosa Battaglia del Fosso di Helm ne Il Signore Degli Anelli: Le Due Torri. E questo è un modo come un altro per esemplificare il più totale (e voluto) immobilismo narrativo di questa serie.

Principe Durin IV:Fetch your feathery shirts, let’s start walking.
Elrond:Durin…
Principe Durin IV:Don’t thank me yet. Thank me after we find a way to convince my father. Now can we please can get ready?

E ANCHE OGGI ACCADE QUALCOSA DOMANI


“Partings” avrebbe dovuto rappresentare la svolta in questo lungo eterno prologo ma invece sembra essere l’ennesimo capitolo che dilata il tanto agognato passaggio di testimone alla fase centrale che equivale all’azione.
Nella moltitudine di (leggasi: troppe) trame, J. D. Payne e Patrick McKay dimostrano chiaramente di avere un piano piuttosto preciso di come e dove molte di esse si incroceranno, però sembrano aver apertamente scelto per una costruzione molto diluita e dilatata. E questo è un grosso problema di fondo che, anche in “Partings”, riflette un modus operandi a livello seriale che poteva essere usato 10-15 anni fa ma che nel 2022 non è più accettabile, specialmente considerando altri prodotti simili a questo (House Of The Dragon, giusto per nominarne uno) che hanno un cast foltissimo ma riescono comunque a mantenere alto l’interesse nonostante un certo immobilismo.
Questo quinto capitolo si perde nuovamente in una goccia d’acqua ed è piuttosto visibile in una situazione a Númenor che è ormai diventata frustrante per lo spettatore medio ormai ammorbato da personaggi secondari che saranno chiaramente importanti in futuro ma che per ora risultano essere semplicemente molto noiosi e sono capitanati da una Galadriel che ripete come un disco rotto le stesse cose nella sua totale bidimensionale inespressività (Morfydd Clark continua a non convincere in alcun modo).
Non va meglio con i Pelopiedi/Harfoots che hanno dalla loro l’interessante figura di questo character che d’ora in poi in assenza di maggiori informazioni verrà chiamato Uomo-Meteora, ma che, al di là della curiosità nel capire se sia Sauron, Gandalf o Saruman, continua a rappresentare una storyline fine a sè stessa e molto banalmente stuzzicata da dei lupi realizzati con una rivedibile CGI.

LE POCHE COSE CHE FUNZIONANO


In questo potpourri di personaggi e trame insipide, ce ne sono solamente due che si salvano e dimostrano un certo potenziale e sono supportate da una buona chimica tra i protagonisti ed un effetto riminiscenza che rispolvera ricordi sopiti. Assistendo ai dialoghi tra Durin ed Elrond non si può fare a meno che pensare a Gimli e Legolas, al loro modo completamente diverso di parlare ed interfacciarsi ma anche a questa sorta di completezza che piace al pubblico e che funziona molto bene anche grazie a due attori che possono essere etichettati come tali, rispettivamente Owain Arthur e Robert Aramayo.
L’altra trama è chiaramente quella che vede Arondir e gli umani rimasti prepararsi all’attacco inevitabile degli orchi che sono alla disperata ricerca di quella spada in possesso di Theo, il figlio di Bronwyn, che a quanto rappresenta la chiave per aprire un sigillo che faciliterà l’ascesa di Sauron. Un assedio che ricorda in qualche modo il già citato Fosso di Helm, ovviamente, in un’operazione nostalgia che ripropone una situazione disperata, un’attesa che cresce e poco altro.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • CGI sempre piuttosto soddisfacente…
  • Il rapporto tra Durin ed Elrond
  • Il costante dubbio su chi sia Sauron piace
  • … a parte i lupi che sembrano fatti in cartapesta
  • Lentezza narrativa e trama pressoché immobile
  • Tutta la parte di Númenor ha decisamente stancato con discussioni e personaggi che continuano a ripetere le stesse cose da oltre tre episodi senza convincere o interessare il pubblico
  • Galadriel genera molta insofferenza
  • Rallenty messi a caso
  • Molta lentezza anche con la storia dell’Uomo-Meteora, Nori ed i Pelopiedi/Harfoots

 

Con metà stagione alle spalle e l’ennesima puntata dal minutaggio spropositato (72 minuti) in relazione alla qualità della trama messa in scena, “Partings” conquista con estrema facilità la prima insufficienza.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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