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Shameless 10×09 – O Captain, My CaptainTEMPO DI LETTURA 4 min

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Nel maggio dello scorso anno Il Senato del Missouri, a maggioranza Repubblicana, ha approvato una legge che vieta l’aborto dopo le 8 settimane di gravidanza; la legge consente di abortire solo in caso di emergenza medica e non fa eccezione in caso di stupro o incesto. I medici che praticano l’aborto dopo le 8 settimane potranno essere condannati a 15 anni di carcere.
Questa decisione, sicuramente controversa, non rappresenta però un caso isolato, visto che nel corso del 2019, 16 dei 50 Stati americani hanno introdotto delle misure per restringere l’accesso all’aborto, tutti Stati governati da Repubblicani.
John Wells in questo episodio decide di affrontare questa delicata situazione grazie a Vi e Kev, i quali finalmente ringraziano per una storyline decente e con un minimo di profondità psicologica, sottolineando come l’accesso all’aborto negli Stati Uniti sia diventato impossibile in molti Stati e quanto sia difficile accedere alla sanità per gli strati più poveri della popolazione; temi spesso ruotanti intorno all’Obamacare, la celebre riforma del sistema sanitario nazionale voluta da Obama, che senza dubbio saranno fondamentali in questo 2020, visto che a novembre si terranno le elezioni presidenziali degli Stati Uniti.
Questo nono appuntamento, rispetto ai precedenti, è politicamente molto impegnato e ne è ulteriore dimostrazione la porzione di trama dedicata a Frank: Gallagher Senior, rapito da Faye Donahue (conosciuta dai più come Aleida di Orange Is The New Black) ricorda un episodio avvenuto durante il college, finito nemmeno a dirsi, con l’arresto di un afroamericano in quanto tale e il giovane Gallagher che la scampa, in quanto rappresentante perfetto dei WASP americani.
Nonostante le tematiche ambientaliste accennate nei dialoghi tra Debbie e Julia, è da segnalare come ancora una volta la rossa del South Side rappresenti un elemento negativo della puntata, fungendo da mero riempitivo per una storia, quella con Claudia, che sembra essere l’ennesima storyline destinata a naufragare in tempi brevi.
Non va certo meglio per Carl, personaggio cresciuto enormemente nel corso delle diverse stagioni, ma che ha perso completamente la propria strada una volta abbandonato l’esercito, risultando un character, escludendo la critica alla gestione dell’immigrazione avvenuta tramite Annie e famiglia, per ora fine a se stesso e poco utile all’economia dello show. In quest’ottica, il risicato screentime concesso a Liam rappresenta senza dubbio un errore, visto le debolissime storie dedicate agli altri, per un character che può dare ancora moltissimo allo show.
Questa decima stagione, per ora priva di qualsiasi accenno di trama orizzontale, soffre sì enormemente l’abbandono di Emmy Rossum, ma sarebbe ingiusto ridurre tutti i problemi della serie di casa Showtime a questo: l’inutilità di molte trame dedicate ai diversi personaggi, la mediocrità in cui è caduta la narrazione, tutti elementi che vanno oltre l’assenza di Fiona, nonostante la stessa renda ancor più arduo ricollegare le diverse avventure dei Gallagher, visto che la primogenita ha sempre rappresentato il punto di collegamento per tutti i componenti della famiglia.
Ancora una volta a salvare la situazione sono Ian e Lip, gli unici due personaggi che al momento sembrano avere qualcosa di interessante da dire: mentre la paternità di Lip rappresenta ad ora l’unico punto fermo di questa decima stagione, evolvendo puntata dopo puntata, l’ex detenuto bipolare è alle prese con l’ennesima crisi amorosa con Mickey, niente di nuovo senza dubbio; è giusto evidenziare però l’enorme crescita avvenuta negli anni del rapporto tra i due, se si pensa che Milkovich era un omosessuale non dichiarato e ora preme per sposare Ian.
Nel corso delle stagioni la coppia Ian – Mickey ha rappresentato una delle parti migliori della serie, toccando vette difficili da ripetere e il ritorno del character interpretato da Noel Fisher in pianta stabile fa sicuramente ben sperare, per una trama che ha assoluto bisogno di punti fermi a livello narrativo.
Negli Stati Uniti Shameless è sbarcato sul catalogo Netflix e, intervistato al riguardo, Wells stesso ha affermato l’importanza di tale evento per il suo prodotto seriale, visti i bassissimi ascolti che ormai accompagnano questa decima stagione e la necessità vitale di accaparrarsi una nuova fetta di pubblico.
Tuttavia, nonostante questo nono appuntamento non sfiguri e globalmente la visione resti sempre piacevole, la sensazione è che si tiri avanti senza una vera direzione, allungando a dismisura uno show che se chiuso a tempo debito con la splendida “Requiem For A Slut” avrebbe avuto una conclusione eccelsa, degna di quanto fatto vedere sino a quel momento.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La valenza socio – politica dell’episodio
  • Finalmente una storia interessante per Vi e Kev
  • Lip, unico punto di riferimento della stagione
  • L’evoluzione del rapporto Mickey – Ian
  • Debbie, ancora una volta
  • L’ennesima storyline inutile per Carl
  • Poco spazio per Liam
  • Una stagione priva di una trama orizzontale

 

Nonostante la puntata certo non brilli a livello narrativo e si porti dietro tutti i lampanti difetti stagionali, l’accentuata vena socio-politica dell’episodio contribuisce alla riuscita dello stesso, per una valutazione alta nonostante i grandi problemi a livello narrativo di questa decima stagione.

 

Debbie Might Be A Prostitute 10×08 0.86 milioni – 0.3 rating
O Captain, My Captain 10×09 0.77 milioni – 0.3 rating

 

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Daniele Abbatini

Cinefilo disperato e divoratore di serie tv, venera due antiche divinità: Sergio Leone e Gian Maria Volontè.
Lostiano intransigente, zerocalcariano, il suo spirito guida è un mix tra Alessandro Barbero e Franco Battiato.

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