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Doctor Who 14×05 – Dot And BubbleTEMPO DI LETTURA 4 min

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Doctor Who 14x05 RecensioneIl promo di “Dot And Bubble” lasciava presagire ad un ritorno alla “classicità”, ad un sano filler in salsa fantascientifica, anche un po’ stupido magari, dopo le recenti emozioni forti.
Appare chiara, grazie nello specifico a questo episodio, l’intenzione degli autori di proporre una stagione con episodi significativi, sfruttando l’alto budget e soprattutto il numero limitato di episodi.
Si può tranquillamente arrivare a dire, dopo “Boom“, “73 Yards” e l’episodio in esame, che le idee di inizio stagione sull’impatto disneyano dello show possono essere prese, impacchettate e buttate in un sacchetto dell’umido. Per fortuna.

DISTOPIA, SOCIAL, RAZZISMO


Altro tratto comune in questa 14×05 (0 1×05) è quello riguardante le tematiche di attualità, in questo episodio più esplicito che mai. Leggendo in giro per il web, pare che questo episodio fosse stato pensato in origine per l’Undicesimo Dottore, interpretato da Matt Smith, accompagnato da Amy. L’elevato costo della produzione aveva fatto però accantonare l’idea.
Si può quasi notare l’“anacronismo” della critica sociale rivolta ai social network (per carità, comunque assolutamente attuale, ma più credibile se ne parlasse un po’ più di anni fa). Ciò che funziona però non è soltanto la metafora della bolla e del disimparare a camminare, bensì quanto di più emerge a fine episodio. Classismo e razzismo fanno capolino in maniera prepotente, quasi come una coltellata.
Il tono leggero di inizio episodio fa pensare ad un parco personaggi frivolo sì, ma vittima del proprio tempo. Il finale mostra come qualunque azione e tentativo di salvataggio da parte del Dottore sia completamente inutile. Il colore della sua pelle (prima volta in cui tale questione viene affrontata) diventa discriminante per condurre i giovani rampolli verso morte certa, lasciando il protagonista impotente e in una crisi di frustrazione.
Da sottolineare come la protagonista di episodio preferisce parlare con Ruby e addirittura si stupisce che i due siano nella stessa stanza. Dettagli che con il senno di poi acquisiscono significato e fanno rabbrividire.

BLACK MIRROR IN DOCTOR WHO


Incipit, svolgimento e finale portano a pensare ad un’altra celebre serie britannica. Il dettaglio più Doctor Who forse possono essere le meravigliosamente approssimative lumache giganti che mangiano persone in ordine alfabetico (?). Dettaglio che, come molte cose in “73 Yards“, non ha una spiegazione finale ma viene lasciata lì così. Con poca importanza.
Ricapitolando: semi-bottle episode nel terzo episodio, episodio senza Dottore nel quarto, fino a episodio con il Dottore e Ruby sullo sfondo, lasciando spazio ad un’altra protagonista e ricalcando il modello di Black Mirror. Se a questo si aggiunge che il secondo episodio è stato praticamente un musical, appare ovvio che questa nuova fase dello show stia sfruttando un budget superiore a disposizione per dare vita ad un processo creativo libero da vincoli. Soprattutto da parte di autori che conoscono Doctor Who e hanno dovuto fare i conti in passato con mezzi molto inferiori.
Da un lato tutto ciò può far piacere, ma allo stesso tempo se si riempie una stagione di episodi “speciali”, non rischiano di diventare tutti normali? Lo spettatore alla lunga può uscire spiazzato da ciò.

NCUTI GATWA


E il problema di quanto è stato sopra citato è che, paradossalmente, Ncuti Gatwa sta facendo poco. Complici alcuni impegni che l’attore aveva durante il primo periodo di riprese, si può dire che sono due episodi che il Dottore è meno di un comprimario. Come se si fossero messi insieme “Blink” e “Love And Monsters” (tra l’altro Ruby e il Dottore che comunicano via video ricorda molto “Blink”).
Tutto ciò per dire che è un peccato vedere così poco un attore che a quanto pare ha rappresentato una scelta molto felice per il ruolo del Dottore. Le ultime sequenze in cui Ncuti Gatwa prende coscienza della situazione sono le prime che ha girato come Dottore. E l’interpretazione magistrale lascia intendere come non gli servisse assolutamente rodaggio per essere assolutamente adeguato per il ruolo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il finale amaro
  • La realizzazione complessiva dell’episodio
  • I lumaconi e l’ordine alfabetico
  • I veri villain dell’episodio
  • Interpretazione breve ma intensa di Ncuti Gatwa
  • Ennesimo episodio “atipico” che rende ordinario lo straordinario
  • Anche qui, come nel precedente, poco protagonista in scena

 

La stagione ha preso una direzione assolutamente rassicurante e, ancora più importante, aumenta la curiosità di vedere come procederà la stagione. Anche perché non è da trascurare che continua ad apparire la misteriosa figura interpretata dall’attrice Susan Twist (un nome un programma), ormai ufficiale easter egg messo in scena da Russel T Davies.

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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